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Come potete acquistare o vendere il cielo, il calore della terra?

23 giugno 2009

Lettera del capo indiano  Seattle, tribù Suwamish, al presidente degli Stati Uniti Franklin Pierce (1885)

indianofranklin-pierce-picture1Come potete acquistare o vendere il cielo, il calore della terra?

L’idea ci sembra strana.

Se noi non possediamo la freschezza
dell’aria, lo scintillio dell’acqua, come potete voi acquistarli?
Ogni parte di questa terra è sacra per il mio popolo.

Ogni ago lucente di pino, ogni riva sabbiosa, ogni lembo di bruma dei
boschi ombrosi, ogni radura e ogni ronzio di insetti è sacro nel
ricordo e nell’esperienza del mio popolo.

La linfa che cola negli alberi, porta con sé il ricordo dell’uomo rosso.

I morti dell’uomo bianco dimenticano il loro paese natale, quando
vanno a passeggiare nelle stelle.

I nostri morti non dimenticano mai questa terra meravigliosa, perché essa è la Madre dell’uomo rosso.

Noi siamo una parte della terra e la terra fa parte di noi.

I fiori profumati sono nostri fratelli: il cervo, il cavallo, la grande aquila
sono nostri fratelli; le coste rocciose, il verde dei prati, il calore
dei pony e l’uomo appartengono tutti alla stessa famiglia.

Per questo quando il grande Capo Bianco di Washington ci manda a dire
che vuole acquistare la nostra terra, ci chiede una grossa parte di noi.

Il grande Capo ci manda a dire che ci riserverà uno spazio per
muoverci, affinchè possiamo vivere confortevolmente tra di noi.

Egli sarà il nostro padre, noi saremo i suoi figli.

Prenderemo in considerazione, dunque, la vostra offerta, ma non sarà facile accettarla.

Questa terra per noi è sacra.

Questa acqua scintillante che scorre nei torrenti e nei fiumi, non è
solamente acqua; per noi è qualcosa di immensamente più significativo;
è il sangue dei nostri padri.

Se vi vendiamo le nostre terre, dovete ricordarvi e insegnarlo ai vostri figli che i fiumi sono i nostri e i vostri fratelli e dovrete dimostrare per i fiumi lo stesso affetto che dimostrereste ad un fratello.

Sappiamo che l’uomo bianco non comprende i nostri costumi.

Per lui una parte della terra è uguale all’altra, perchè è come uno
straniero che arriva di notte ed alloggia nel posto che più gli
conviene.

La terra non è sua amica, la considera nemica e, quando l’ha conquistata, va oltre.

Abbandona la terra dei suoi avi, e ciò non lo turba.

Toglie la terra ai suoi figli, e ciò non lo turba.

La tomba dei suoi avi, il patrimonio dei suoi figli cadono nell’oblio.

Tratta sua madre, la Terra, e suo fratello, il Cielo, come se fossero
semplicemente delle cose da acquistare, prendere e vendere, come si fa
con le pecore e con le pietre preziose.

La sua bramosia divorerà tutta la terra e a lui non resterà che il deserto.

Io lo so.

I nostri costumi sono diversi dai vostri.

La vista delle vostre città fa male agli occhi dell’uomo rosso.

Non esiste un luogo per udire le gemme schiudersi in primavera o ascoltare
il fruscio delle ali di un insetto.

Ma forse ciò avviene perchè io sono un selvaggio, e non posso comprendere.

Sembra che il rumore offenda solo le orecchie.

E che gusto c’è a vivere se l’uomo non può ascoltare il grido solitario del caprimulgo o il chiacchierio delle rane di notte attorno ad uno stagno?

Io sono un uomo rosso e non comprendo.

L’indiano preferisce il suono dolce del vento che si slancia come una freccia al di sopra dello specchio di uno stagno, e l’odore del vento stesso, reso terso dalla pioggia meridiana o profumato di pino.

L’aria è preziosa per l’uomo rosso, giacchè tutte le cose respirano la stessa aria.

L’uomo bianco non sembra far caso all’aria che respira.

Come un uomo per più giorni in agonia, egli è insensibile al fetore.

Ma se vi vendiamo le nostre terre, dovete ricordare che l’aria per noi
è preziosa, che l’aria partecipa il suo soffio con tutto ciò che essa
fa vivere.

Il vento che ha dato il primo alito al nostro avo, è lo stesso che ha raccolto il suo ultimo respiro.

E se vi vendiamo le nostre terre, voi dovete custodirle in modo tutto
particolare, e tenerle per sacre, e considerarle come un luogo dove
anche l’uomo bianco può andare a godersi il vento che reca le
fragranze del prato, reso dolce dai fiori.

Considereremo la vostra offerta di acquistare le nostre terre.

Ma se decidiamo di accettare la proposta, io porrò una condizione:
l’uomo bianco dovrà rispettare gli animali che vivono in questa terra, come se fossero suoi fratelli.

Io sono selvaggio, e non conosco altro modo di vivere.

Ho visto un migliaio di bisonti imputridire sulla prateria abbandonati
dall’uomo bianco dopo che erano stati abbattuti da un treno in corsa.

Io sono selvaggio, e non comprendo come il “cavallo di ferro fumante” possa essere più importante dei bisonti quando noi li uccidiamo solo
per sopravvivere.

Cosa è l’uomo senza gli animali?

Se tutti gli animali sparissero, l’uomo morirebbe in una grande
solitudine. Perché ciò che accade agli animali, prima o poi accade
agli uomini.

Tutte le cose sono connesse tra loro.

Dovete insegnare ai vostri figli che il suolo che essi calpestano, è
fatto delle ceneri dei nostri padri.

Affinché i vostri figli rispettino questa terra, dite loro che essa è arricchita dalle vite della nostra gente.

Insegnate ai vostri figli ciò che noi abbiamo insegnato ai nostri: che la Terra è la Madre di tutti noi.

Tutto ciò che di buono arriva alla terra, arriva anche ai figli della terra.

Se gli uomini sputano sul suolo sputano su se stessi.

Noi sappiamo almeno questo:
Non è la Terra che appartiene all’uomo,
ma è l’uomo che appartiene alla terra.

Questo noi lo sappiamo.

Tutte le cose sono connesse, come i membri di una famiglia sono
connessi da un medesimo sangue. Tutte le cose sono connesse.

Tutto ciò che accade alla terra, accade anche ai figli.

Non è l’uomo che ha tessuto la trama della vita: egli ne ha soltanto
il filo.

Tutto ciò che egli fa alla trama, lo fa a se stesso.

Lo stesso uomo bianco con il quale il suo Dio si accompagna e parla con
lui, come due amici insieme, non può sottrarsi al destino comune.

Dopo tutto forse noi siamo fratelli.

Vedremo.

C’è una cosa che noi sappiamo. e che forse l’uomo bianco scoprirà presto: il nostro Dio è il suo stesso Dio.

Voi forse pensate che adesso lo possedete, come volete possedere le
nostre terre: ma non lo potete.

Egli è il Dio degli uomini e la pietà è uguale per tutti: tanto per l’uomo bianco, tanto per quello rosso.

Questa terra per lui è preziosa, nuocere alla terra è come disprezzare il suo Creatore.

Anche i bianchi spariranno; forse prima di tutte le altre tribù.

Contaminate il vostro letto e una notte vi troverete soffocati dai vostri rifiuti.

Dove è finito il bosco?
E’ scomparso.

Dove è finita l’aquila?
E’ scomparsa.

E’ la fine della vita e l’inizio della sopravvivenza.

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Filed under: benessere,pensiamoci,vita bella

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