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Effetto placebo ed effetto nocebo. Le parole e i comportamenti che fanno ammalare.

26 giugno 2009

 placebo_nocebo1 Spesso sentiamo parlare di effetto placebo. Etimologicamente il termine deriva dalla declinazione al futuro del verbo latino placere=piacere che quindi significa piacerò. Per curiosità dirò anche che il termine è tratto da un versetto di un salmo funebre medioevale che recitava così: “placebo Domino in regione vivorum”, ovvero “Piacerò al Signore nella terra dei vivi”.

 Per placebo si intende ogni sostanza innocua o qualsiasi altra terapia o provvedimento non farmacologico (un consiglio, un conforto, un atto chirurgico) che, pur privo di efficacia terapeutica specifica, sia deliberatamente somministrato alla persona facendole credere che sia un trattamento necessario.

Per effetto placebo si intende una serie di reazioni dell’organismo ad una terapia, non derivanti dai principi attivi insiti dalla terapia stessa, ma dalle attese dell’individuo. In altre parole, l’effetto placebo è una conseguenza del fatto che il paziente, specie se favorevolmente condizionato dai benefici di un trattamento precedente, si aspetta o crede che la terapia funzioni, indipendentemente dalla sua efficacia “specifica”.

L’effetto placebo è stato studiato molto, molto meno noto è invece il micidiale effetto nocebo

Infatti simmetricamente, un atto terapeutico che provochi un effetto negativo su di un sintomo o una malattia indipendentemente dalla sua specifica efficacia viene chiamato nocebo (il futuro del verbo latino nocere, letteralmente “nuocerò”).

Come ha sottolineto Daniela Natali sul corriere della sera, pur essendo molto meno noto dell’ effetto placebo, quello nocebo gioca un ruolo importante nel nostro benessere.

E non stiamo parlando di vaghi stati d’ animo, ma di parametri fisiologici misurabili in laboratorio. Per esempio, i livelli di serotonina e di adrenalina, o quelli del cortisolo, l’ ormone dello stress. Figuriamoci che cosa accade quando a suscitare le aspettative negative sono le “suggestioni verbali”, ovvero le fosche previsioni, pronunciate da una persona autorevole com’ è un medico. E far luce su questi meccanismi ci sono ora nuovi studi, anche italiani. D’ altronde che le previsioni nere abbiano un potente effetto è noto a qualsiasi medico frequenti, un reparto di oncologia. Circa il 60% dei pazienti che debbono sottoporsi a chemioterapia iniziano a sentirsi male prima del trattamento. Qualche minuto, qualche ora, ma perfino qualche giorno prima. E questo accade non solo a chi ha già provato la nausea da chemio (e pensa: sono già stato male più volte, starò male anche ora), ma pure a chi la nausea l’ ha sentita solo descrivere, come possibile sgradito effetto collaterale, da un medico.

Le parole di un medico incauto possono nuocere quindi gravemente alla salute, fino a condizionare la riuscita di un intervento o l’evoluzione di una malattia.

Ancor più pericoloso, ovviamente, può essere l’intervento sbagliato di uno psicologo, il quale può causare nel paziente danni permanenti e difficilmente rimediabili.

Per questo motivo, quando tengo corsi di formazione, metto spesso in guardia i giovani psichiatri e psicologi medici ammonendoli così: ricordate che un errore di un chirurgo può finire sotto terra, ma un vostro errore continuerà a girare con grande pena su questa terra per tutta la vita.

Quando scegliete un terapeuta fatelo con cura, preferite quelli che hanno esperienza, una formazione specifica e possibilmente una solida base medica. Mettete inoltre in atto un ulteriore criterio di scelta, soggettivo ma efficace,  oltre al medico scegliete “la persona”. Ricordate  che ogni paziente ha lo psicoterapeuta che si merita (come ogni psicoterapeuta ha i pazienti che si merita).

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Filed under: psicologia

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