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Arte per non invecchiare

29 giugno 2009

creativita_e_soluzioni1In questo articolo voglio tratteggiare alcuni concetti fondamentali che sottolineano l’importanza della stimolazione della creatività e della produzione artistica in ogni soggetto e che in particolare in campo geriatrico assumono una vera e propria funzione preventiva e terapeutica.

La lingua dell’arte è l’ “antica lingua” , attraverso l’arte si accede al mondo pre-espressivo e pre-logico del pensiero. Essa rappresenta l’espressione più autentica della persona che attraverso la creatività imprime alla realtà la sua originalità e diventa così artefice della storia.

In questo senso la creatività, che possiamo definire come la capacità di produrre nuove idee, intuizioni, oggetti artistici ai quali si riconosce un valore sociale, spirituale o estetico, si identifica con la vita.

Fu la  differenza fra pensiero convergente (essenzialmente logico e rigido e convergente verso un’unica soluzione) e pensiero divergente (plastico, capace di trovare più soluzioni ugualmente valide), ad inaugurare nel mondo una rinnovata attenzione a questa peculiarità della mente umana.

La capacita di risolvere i problemi un modo originale ed intuitivo è una fondamentale funzione della  capacità di adattamento (presente in varia misura in ciascuno di noi). La stessa esistenza richiede elasticità per essere vissuta al meglio e per affrontare gli inevitabili cambiamenti.

A conferma di ciò gli studi di neurofisiologia hanno dimostrato che i due emisferi cerebrali possiedono funzioni mentali diverse:

L’emisfero sinistro è specializzato nel ragionamento verbale ed analitico

L’emisfero destro è invece sede del pensiero creativoright_brain_left_brain1

La creatività non solo non si perde col passare dell’età, ma anzi può addirittura svegliarsi, perché le altre mete e compiti sono stati adempiuti.

L’antica lingua dell’arte è una lingua universale, è il luogo di incontro di chi crea e di chi osserva, ascolta o legge l’opera.

È una lingua che parla profondamente di noi e compie il desiderio dell’uomo di esistere, di lasciare un segno, una traccia del proprio passare.

Gli studi si preoccupano troppo spesso delle performances cognitive dell’anziano; pochi della sua dimensione affettiva che è essenziale per riconoscerne bisogni e richieste.

Attraverso l’ascolto artistico e creativo noi possiamo scoprire l’anziano che ci parla di sé e della società nella quale i deboli (e non solo gli anziani) sono emarginati,  isolati, spesso condannati ad una morte civile, abbandonati a se stessi. Possiamo scoprire che il vecchio è detentore di un immenso patrimonio emotivo-affettivo, culturale, storico.

La mia esperienza conferma che la presenza degli anziani nella società contemporanea rappresenta un autentico dono, una ricchezza nuova e spirituale, un vero anticorpo, di cui non dobbiamo e non possiamo fare a meno, contro i disvalori della società in cui viviamo.

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avril lavigne

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Filed under: psicologia

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