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il signor G

30 giugno 2009

 arcobaleno1         Il signor G è un uomo che forse un po’ ci rappresenta e che ci assomiglia, magari quando avvertiamo di non riuscire ad esprimerci come siamo o quando non riusciamo ad espanderci in una vita ricca e colorata per noi e per gli altri, ma ci chiudiamo in un anonimo ed informe grigiore.

          G è una persona a cui piace parlare di problemi comuni e qualche volta anche raccontare barzellette con gli amici.

          Quella sera però non ha voglia di tutto questo: comincia a pensare a se stesso ed avverte un senso di vuoto, di insoddisfazione.

          Le immagini dei programmi televisivi scorrono senza destare in lui il minimo interesse, mentre altre immagini affollano la mente…

          Se stiamo attenti possiamo ascoltare i suoi pensieri e vedere un sogno che fa mentre piano piano si addormenta.

         Si trova nella cantine sotterranee del suo palazzo, che gli sembra immenso.

         Cerca di raggiungere una meta percorrendo la solita strada cui è abituato, quand’ecco aprirsi davanti a lui un viluppo di corridoi e porte e corridoi che si intrecciano a formare un labirinto.

         Stupito e confuso, infila un corridoio, ma esso finisce contro una parete.

         Gli viene angoscia e, come per istinto, riemergono le riflessioni incalzanti della giornata:

la sua vita, il suo non essere completamente con gli altri, anche se lo desidera, il sentirsi un po’ estraneo al mondo che lo circonda…

               Mentre è assorto in questi pensieri, riprende il cammino e, dopo una serie di curve e di angoli, scorge un uomo.

         Il cuore gli batte forte e si avvicina a lui.

         Ma invece di raggiungerlo, sbatte contro una dura parete trasparente.

         Frustrato e deluso cerca di riprendersi.  Si guarda intorno per ritrovare la strada e vede tante figure umane che vagano tra le pareti e gli specchi grigie e sole come lui  

         Qualcuno sembra malato, qualcuno piange, un anziano tende la mano.

         “Hanno bisogno di me” – pensa – “Devo darmi da fare per aiutarli” – si ripromette, pieno di buona volontà.

         Si affretta, si avvicina, ma subito si rende conto che queste persone gli appaiono strane, diverse…

         La sofferenza che vede in loro lo intimorisce.  Fa fatica a guardarli negli occhi, occhi che ora assumono per lui un’espressione prima assente, poi diventano lontani e quasi nemici.

         “Non devo aver paura, hanno bisogno di me” – ripete piano dirigendosi, forse con meno convinzione, verso quegli strani esseri.

         Ogni tentativo è vano perché rimane sempre bloccato dalla fitta ragnatela di muri di vetro.

         Scoraggiato e sfinito si appoggia ad una parete…, ma con sorpresa si accorge che questa è uno specchio:

         “Allora quello sono io!”  esclama

 

        Preso da grande sconforto, china la testa tra le mani e piange…

 

        “SONO IO che ho bisogno di aiuto” ripete prima tra sé e sé e poi sempre più forte, fino a riconoscere l’eco della sua voce.

         Allora alza lo sguardo: come d’incanto spariscono i visi ostili ed appare il sorriso di una persona.

         Un’improvvisa onda di piacere lo pervade facendogli dimenticare l’imbarazzo di essersi disvelato così fragile.

         “Ha sorriso proprio a me

         Avverte che quel sorriso lo rende     s e m p r e  m e n o  g r i g i o  ed ora il guardarsi è per lui insieme riconoscimento e scoperta.

         Il signor G stavolta non trattiene il caldo di questa emozione ed è così che vede intorno a sé sciogliersi tutte quelle pareti di ghiaccio.

         Ora anche gli altri, sciolti da quella prigione, prendono i loro colori.

         Hanno occhi con pagliuzze di sole.

         Cominciano a dialogare:

un sussurro, dolce come una carezza, li unisce e l’intricata ragnatela del labirinto di ghiaccio si trasforma, dando vita ad una fitta rete di relazioni.

 

        Il signor Arcobaleno ora sa vedere anche i colori delle altre persone.

 

        È finalmente all’aperto…

Davanti a sé una lunga strada che si disegna nel verde.

 

        “Non sono arrivato”  pensa.

 

E si rimette in cammino insieme agli altri…

(riccardo b.)

 

arcobaleno2011 

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Filed under: pensiamoci,psicologia,vita bella

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