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amore e psiche

13 giugno 2009

amore_psiche1molti amici hanno espresso il desiderio di ricordare per sommi capi la favola di amore e psiche di Apuleio.

La novella di Amore e Psiche può essere analizzata dal punto di vista psicanalitico riguardo a quattro temi fondamentali:

  1. la nascita e lo sviluppo di un rapporto d’amore
  2. gli effetti dell’amore sull’animo umano
  3. la nascita e lo sviluppo dell’uomo all’interno della società
  4. il rapporto di ogni uomo con la propria anima

  

 

Titolo: Favola di Amore e Psiche
Genere: Mitologia
Autore: Apuleio
Personaggi principali: Psiche, giovane fanciulla dalla leggendaria bellezza; Amore, figlio di Venere, dea della bellezza, il dio aveva il compito di far sbocciare l’amore tra le genti colpendole con il suo arco; Venere, madre di Amore, invidiosa della terrena bellezza di Psiche; Le sorelle di Psiche, anch’esse invidiose della Fortuna della sorella che credevano condannata ad un duro avvenire.

Trama del racconto:
Psiche è la più giovane di tre sorelle, figlie di un re, ella è venerata per la sua bellezza, le genti accorrono per vederla, le recano offerte, paragonando la sua terrena bellezza a quella della dea Venere. La divinità della bellezza, invidiosa, incarica il figlio, Amore, di suscitare amore nella fanciulla verso un uomo vile che non la ricambi. Psiche è molto triste, viene adorata e trattata come una dea, la sua bellezza è apprezzata in ogni dove ed è ammirata come fosse una splendida statua, ma nessun uomo chiede la sua mano. La giovane ne è addolorata ed il padre, vedendola scontenta, decide di interrogare l’oracolo di Mileto e, con preghiere e sacrifici, chiede al dio un matrimonio felice per la figlia. Nel responso della divinità, al re viene consigliato di portare la bella figlia in cima ad una rupe, perché si congiunga poi ad un mostro, temuto addirittura da Giove. Psiche viene quindi ornata come se dovesse prendere parte ad onoranze funebri e viene condotta su un colle. Il padre e le sorelle, addolorati, fanno ritorno, piangenti per l’indegna sorte della ragazza. Psiche, sconfortata e sola sul colle, viene sospinta dal lieve alito di vento che Zefiro le offre per trovare la giusta via. Psiche giunge in uno splendido palazzo, invaso da luce che fa luccicare i muri d’oro e comprende di trovarsi in un luogo divino, solo un dio poteva essere capace di tanta magnificenza. La giovane viene accolta da misteriose voci che la guidano e la servono, le mostrano la sua nuova dimora, mentre durante la notte, ella può congiungersi con il suo sconosciuto amante di cui ancora non conosce l’identità, e se ne innamora. Psiche riesce a convincere Amore, questo il nome del compagno, a far giungere le due sorelle nel suo palazzo, ma queste, cariche d’invidia verso la sorella fortunata, la inducono a chiedere al marito di farsi vedere alla luce, cosa che non le era concessa date le sue divine sembianze. Le invidiose sorelle convincono Psiche a credere che Amore sia un mostro, così, su loro consiglio, tenta di ucciderlo nella notte. Servendosi di una lampada ad olio per fare luce, rimane folgorata dalla bellezza del Dio e prende a baciarlo, pentendosi amaramente del gesto che avrebbe dovuto compiere; ma uno schizzo d’olio bollente proveniente dalla lampada ferisce Amore che, sentendosi tradito per il gesto che Psiche stava per ultimare, fugge sull’Olimpo. Venere viene a conoscenza del fatto che Amore non ha eseguito l’incarico affidatogli e si infuria per il comportamento del figlio. Psiche, privata di Amore, vaga alla ricerca dell’amante. Dopo vari incontri con divinità e diverse prove a cui l’incantevole fanciulla è sottoposta, viene assolta dagli dei e Zeus le dona l’immortale vita divina per rimanere eternamente al fianco di Amore da cui ebbe la figlia Piacere(o Voluttà).

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CONSIDERAZIONI

 

 Il tema del doppio in questa favola si trova proprio nella natura dei due protagonisti in quanto, come già spiegato da Platone e dai filosofi naturalisti, Eros o Amore è un’esigenza dell’anima. In particolare il concetto di Amore è unito al Bello e al bisogno di conoscenza insito nell’anima. Qui vediamo che la curiositas di Psiche è dettata dalla sua natura e non c’è l’intento consapevole di trasgredire all’ordine divino.
I due amanti sono, dunque, quindi due aspetti della stessa medaglia, anche se per molto tempo saranno costretti a vivere lontano e a ignorare l’uno l’esistenza dell’altro. Quando Psiche tradisce la promessa fatta al marito di non guardarlo mai alla luce e viene abbandonata, non riusciranno a stare l’una senza l’altro, nonostante le due nature differenti di mortale e di dio. Infatti, Psiche compie le sue durissime imprese mentre Amore è costretto a starle lontano, ma, nel momento in cui lei è in pericolo di vita lui, guarito dalla ferita causatale dalla lampada che reggeva Psiche per vederlo, corre a salvarla e a implorare Giove affinché venga accolta nell’Olimpo.
Amore è un dio dispettoso e indisciplinato e, nel momento in cui conosce la ragazza, mente alla madre e si accattiva Giove promettendogli di far innamorare di lui delle belle donne scagliando i suoi dardi. Nel momento in cui, però, è unito all’anima tutta questa sua vena atipica svanisce e le due parti, amore e anima, diventano un solo dio.
I due stessi protagonisti hanno una doppia “identità” Amore è il mostro e il bellissimo dio~; Psiche, invece, è combattuta da due sentimenti opposti~: l’odio per il mostro e l’amore per il marito.
Importante è anche notare che le serve di Venere, che devono punire e sfigurare Psiche, sono Inquietudine e Tristezza, due nemiche della felicità dell’anima.

Il dualismo nella favola è espresso da diversi elementi. La luce e il buio, innanzitutto. Psiche è una creatura del giorno, Eros le è accanto solo la notte. La lampada, lo strumento che dovrebbe dissipare le tenebre, diviene, a sua volta lo strumento che, oltre a ferire con l’olio bollente il dio, causa la separazione.
Infatti, buio e luce non possono che essere, per ora, divisi~: Amore agisce nel buio in quanto rappresenta la fisicità dell’amore, manca di elevazione spirituale~; Psiche è una creatura che impersona l’anima, ma un’anima ancora non evoluta, che ha bisogno di prove concrete da superare per elevarsi. Deve, insomma, confrontarsi con la realtà per crescere.
Psiche, rimasta sola, deve, dunque, crescere. Lo fa discendendo negli inferi, spogliando i buoi del Sole, separando i semi e rubando l’unguento. Psiche usa la ragione e la furbizia, separa le parti buone da quelle cattive. Si muove all’interno di questo progetto con momenti di disperazione ma anche con l’aiuto degli dei per darsi la propria identità.
L’Anima da sola non ha identità. Solo il confronto con la realtà (le prove) la fa evolvere.
E allora si possono unire le componenti di Eros con quelle dell’Anima, generando Voluttà, la figlia simbolica.

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Filed under: psicologia

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