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Adler, l’empatia, il sentimento sociale

14 aprile 2010

L’empatia si può definire nel seguente modo:

La capacità di immedesimarsi in un’altra persona fino a coglierne i pensieri e gli stati d’animo.
(Galimberti, 1999)

Nell’uso comune, empatia è l’attitudine a offrire la propria attenzione per un’altra persona, mettendo da parte le preoccupazioni e i pensieri personali.

La qualità della relazione si basa sull’ascolto non valutativo e si concentra sulla comprensione dei sentimenti e bisogni fondamentali dell’altro.

Secondo Marschall Rosenberg l’empatia è anche il cuore del processo di comunicazione non violenta.

La comprensione intellettuale si concentra sui fatti, indaga come stiano realmente le cose e ricostruisce l’esatta dinamica dell’accaduto.

La comprensione empatica è più sottile e complessa di quella intellettuale e richiede una sensibilità molto fine e rara per essere attuata.

L’esperienza empatica, così naturale e quotidiana, è dunque alla base di ogni autentica relazione umana.

Secondo Adler il bambino fin dalla nascita ha bisogno di essere compreso empaticamente, egli ha un primario bisogno di tenerezza e la soddisfazione di questo bisogno lo porterà a sviluppare il sentimento sociale che rappresenta l’istanza più alta della psicologia adleriana.

L’empatia dunque corrisponde alla capacità di interagire con l’Altro da Sé, per comprenderlo e capirlo in profondità guardandolo con i suoi occhi, ascoltandolo con le sue orecchie e vibrando con il suo cuore sotto la spinta del sentimento sociale
(Ansbacher H.L., Ansbacher R.R, 1997).

Nella psicoterapia adleriana la relazione empatica, nel senso di utilizzo delle emozioni come possibilità di incontro col paziente, è sempre e comunque parte insostituibile del lavoro terapeutico per cui ogni interpretazione non può non essere anche empatica…
il terapeuta deve armarsi del coraggio e della capacità di riconoscere dentro di sé pensieri, emozioni, sentimenti che gli appartengono, per poter conseguentemente leggere, riconoscere e riconoscersi empaticamente nella sofferenza, nella gioia e nel dolore del paziente che gli sta di fronte
(Ferrigno, 2004),

Nella prospettiva adleriana l’empatia è lo strumento essenziale per allargare la propria esperienza e com-prendere quella dell’altro, per creare uno spazio nuovo intersoggettivo nella coppia terapeutica.

Il terapeuta deve saper guardare e sentire il mondo con gli occhi e il cuore del paziente, ma deve anche saper mantenere fermamente i confini tra l’io e l’altro, senza mai negare il coinvolgimento emotivo insito nell’esperienza empatica.

Questa esperienza cambia ed arricchisce entrambi i membri della coppia terapeutica, rafforza la reciproca identità, libertà ed autonomia, ma nello stesso tempo apre ad una dimensione comunitaria, ad una autentica esperienza intersoggettiva. In questo senso la terapia adleriana può essere vista come una forma di arte in grado di aprire l’individuo al sentimento sociale, indicandogli il senso della vita e la via per la felicità.

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Filed under: alfred adler,psicologia

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