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Psicoterapia adleriana – I puntata: il più medico degli psicologi del profondo

20 aprile 2010

Con questa serie di articoli continuiamo il discorso sulla psicoterapia su base adleriana.

È facile avvertire nei presupposti della dottrina adleriana una mentalità clinica sempre sensibile all’obiettività del malato, tanto che Adler può essere definito “il più medico degli psicologi del profondo”.

La psicologia individuale adleriana parte da osservazioni cliniche embrionalmente psicosomatiche. Adler aveva notato che molto spesso i bambini ed i ragazzi con problemi di comportamento avevano sofferto fin dalla prima infanzia di qualche imperfezione fisica.

Partendo da queste osservazioni egli elaborò il concetto precorritore delle “inferiorità d’organo”. Secondo questo concetto molti disturbi nevrotici sarebbero la compensazione innaturale di un sentimento di inferiorità.

Nell’infanzia è molto spiccata la coscienza della propria individualità sia fisica sia psichica, da ciò deriva il desiderio di evitare o neutralizzare ogni umiliazione ed ogni confronto negativo con i coetanei. Da qui l’origine di reazioni compensatorie (spesso inconsce) che si manifestano come fuga (timidezza, ansia sociale) o all’opposto come lotta (comportamento violento, superbo, antisociale).

Già da queste prime formulazioni si scorge la forza psichica posta alla base delle attività coscienti ed (ancor più) inconsce. Questa forza è la “ volontà di potenza”.

Questa si manifesta non solo in modo aggressivo, ma più spesso auto protettivo, essa comprende sia “l’istinto di lotta” sia “l’istinto di sopravvivenza”.

Le inferiorità d’organo furono solo il punto di partenza della psicologia individuale, che nel suo ulteriore sviluppo valutò in prevalenza, come generatori di nevrosi, i traumi psichici maturati nell’ambiente familiare ed extra-familiare. I delicati rapporti emotivi fra figli e genitori, gli errori di educazione, le competizioni scolastiche, le amicizie, la scalata verso la professione e la società ed infine tutte le sfumature, aggressive o passive, della vita sessuale.

Un campo in cui Adler fu un vero e proprio precursore fu quello della medicina psicosomatica.

La psicoterapia adleriana persegue un obiettivo molto chiaro di reinserimento sociale ed attivo dell’individuo e consta di tre fasi concettualmente distinte anche se soggette a reciproca osmosi.

La prima si propone di appurare le cause della nevrosi

La seconda tende a dimostrare la fondamentale inutilità dei meccanismi di compenso agli effetti del raggiungimento di una reale sicurezza interiore

La terza è volta ad eliminare le compensazioni innaturali, sostituendole con altre positive e normalizzando il comportamento in ogni settore.

La superiorità del metodo di Adler dipende anzitutto dal contenuto delle sue interpretazioni, semplici, credibili, di chiarissima intuizione. Il paziente le assorbe senza esserne molto traumatizzato e realizza in genere un contatto emotivo del tutto spontaneo con il terapeuta.

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Filed under: alfred adler,psicologia

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