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Psicoterapia adleriana – II puntata: Freud e Adler: i motivi di una scelta

23 aprile 2010

In estrema sintesi possiamo fare un raffronto tra le due teorie partendo da tre contributi determinanti che Sigmund Freud ha dato alle scienze psicologiche:

  1. La scoperta dell’ “inconscio”
  2. I meccanismi di difesa
  3. Lo schema tecnico formale della psicoterapia

ed un lato  debole della sua dottrina

Il primo apporto positivo di Freud è l’individuazione dell’inconscio (o “ID” o “ES”); esso è il presupposto di tutte le teorie psicologiche del profondo. Freud, però, a differenza di Adler considerò con eccessiva drasticità le barriere che circondano l’incosciente. In realtà esiste, secondo Adler, una zona indeterminata tra conscio ed inconscio che racchiude elementi di cui l’individuo è larvatamente cosciente. Il “preconscio” è più vasto di ciò che non si creda.

Il secondo grande contributo di Freud riguarda la dinamica della psiche: egli descrisse alcuni meccanismi psichici tuttora validi. Per esempio “la rimozione” (respingere nell’incosciente ciò che la coscienza non accetta), “la proiezione” (una situazione rifiutata viene allontanata da sé ed attribuita ad un’altra persona), “la regressione”(ritorno a fasi precedenti dello sviluppo), “la sublimazione”(un’esperienza respinta viene incanalata verso esperienze  che si ritengono più elevate), “la conversione” (trasformazione di un’energia psichica repressa in un sintomo somatico), ecc.

Il terzo punto riguarda l’indirizzo generale della terapia psicoanalitica, inteso come schema tecnico formale e come successione di tempi. Esso rappresenta sempre il modello di ogni scuola di psicoterapia del profondo: si articola in una prima fase che si propone di far affiorare le cause inconsce della nevrosi ed in una seconda fase diretta a ricostruire su basi nuove la personalità del paziente.

Il lato debole della dottrina freudina risiede nel contenuto estremista, unilaterale, che essa attribuì alla parte inconscia della psiche. Freud considerò la libido, o energia dell’eros, come la forza direttrice di tutte le manifestazioni umane. Il cercare di adattare il presupposto teorico dell’istinto sessuale come base di tutti i fenomeni psicologici a volte risulta molto forzato ed artificioso. L’adleriana volontà di potenza è invece aspecifica e può essere ravvisata in ogni aspetto del comportamento umano. Anche a proposito del complesso di Edipo (ammesso anche dalla teoria adleriana) Freud attribuisce alla situazione un rigido sottofondo sessuale, assai difficile da dimostrarsi in ogni caso. Nei fatti invece il rapporto odio-amore fra figli e genitori presenta un gioco evidente di competizioni e di rifugi protettivi che, pur colorandosi talvolta di sessualità, esprime un significato più ampiamente sociale.

Il campo dell’interpretazione dei sogni è quello in cui la dottrina freudina  ha spinto alle conseguenze più estreme il suo simbolismo pansessuale. La spiegazione di certe immagini oniriche sfugge in modo così palese all’obiettività scientifica da non richiedere commenti.

Così ogni oggetto di forma oblunga o viceversa di forma cava vengono sempre interpretati come simboli genitali e così via.

Il problema deve essere risolto invece con moderazione tenendo conto della dinamica del “lavoro onirico” messa a punto dalla psicoanalisi, e adattandola a temi interpretativi più credibili ed obiettivi. Ma di ciò parleremo in seguito.

La terapia psicoanalitica freudiana  comporta il pericolo di traumi emotivi. È facile che il paziente, specie se particolarmente ansioso, pensi di essere uscito dalla normalità a seguito di interpretazioni arbitrarie relative alla sessualità infantile (regressione a fase orale, anale, desiderio di congiungersi carnalmente con i genitori, ecc)  aggravando il suo complesso di inferiorità.

La psicoterapia adleriana, come ho già detto, è, per contro, semplice, persuasiva, non traumatizzante.

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