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Psicoterapia adleriana – IV puntata: la prima e la seconda infanzia

24 maggio 2010

Il bambino si avvia alla conquista del mondo sulla base di tre orientamenti essenziali:

1)   Imitazione

2)   Autoprotezione

3)   Competizione

L’imitazione assicura un incremento progressivo dell’apprendimento e nel contempo trasferisce nella psiche infantile sicurezza, timori e reazioni emotive delle persone a lui vicine. L’autoprotezione rappresenta una risposta passiva, aggressiva o elusiva in base  al potenziale percepito di sicurezza o pericolosità degli stimoli ambientali. La competizione nasce dall’orgoglio e dalla suscettibilità, sentomenti quasi sempre assai spiccati nella personalità infantile. Il confronto e la lotta per ben figurare si esplicano nei confronti sia degli adulti, sia (e maggiormente) dei coetanei. Il successo o la sconfitta determinano ripercussioni che tendono a condizionare le caratteristiche comportamentali future.

Poco dopo l’inizio della scuola il bambino comincia ad inserirsi nella società e ad assaporare il piacere dell’amicizia. Anche questo processo di assimilazione nella collettività, che è in parte predeterminato dalla precedente educazione familiare, dà luogo a successi o insuccessi, con conseguenti reazioni di tipo aggressivo o passivo.

Da cosa deriva il grado dell’apprendimento e dello sviluppo intellettuale?

Dal confluire di:

  • Fattori costituzionali
  • Stimoli ambientali
    • Di ordine informativo
    • Di ordine emotivo
      • Ostacoli
      • Incoraggiamento

A sua volta il rendimento intellettuale influisce su carattere e comportamento spingendo l’individuo all’esibizione delle sue doti, alla rinuncia o all’aggiramento delle difficoltà.

Essenziale il ruolo protettivo della madre

Se il bambino è trascurato, sia dal punto di vista fisico, sia affettivo egli diventa insicuro ed impreparato alla vita di relazione;

se è viziato, per ragioni opposte, si determina un analogo senso di insicurezza quando è costretto ad affrontare da solo le incognite della vita.

La fase edipica

È assai frequente, ma non costante;per essere tipica richiede che i ruoli femminile e maschile dei genitori sia ben definiti. Per il bambino la figura virile del padre diviene un elemento di rivalità e nello stesso tempo un modello ideale, le cui caratteristiche, consciamente o inconsciamente, sono imitate. La madre viene a rappresentare una specie di simbolo femminile pur conservando parte delle precedenti qualità protettive, il che determina una duplice natura dell’affetto possessivo che il bambino nutre per lei.

La bambina invece indirizza un nuovo sentimento verso la virilità del padre, diventa rivale della madre ma continua ad aver bisogno della sua protezione.

Il rapporto con i fratelli

È sempre di tipo competitivo, ma di ciò parleremo più avanti

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Filed under: alfred adler,psicologia

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