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Genitori, grandi maestri di felicità. Le madri non sbagliano mai

7 febbraio 2011

Giovanni Bollea.

Il grande neuropsichiatra infantile è mancato ieri all’età di 97 anni. E’ stato tra i primi a sostenere le terapie non farmacologiche e non violente per i bambini con problemi psichiatrici. Con semplicità e buon senso sapeva parlare ai genitori, insegnava loro a “leggere” i messaggi e le richieste di aiuto che i figli, attraverso modalità le più varie, mandavano loro. “Non chiamarli capricci, quando si tratta soltanto di cose che disturbano noi” era solito dire, parlava di “contenitore familiare” ed era molto saggio e rassicurante.
Data l’età alcuni suoi concetti possono sembrare superati,  a volte un po’ sessisti. Un giudizio in questo senso è però superficiale e ingiusto e significa non aver capito l’essenza dei concetti che sottendono alla sua visione del mondo e dei rapporti fra persone.
Guardando ai fatti della quotidianità e alla vita familiare Bollea offre spunti di riflessione e consigli per orientare, tranquillizzare le madri, i genitori e arrivare all’obiettivo principale che è quello di fare del proprio figlio un bambino felice e un cittadino responsabile.

Egli diceva che “a un bambino bisogna insegnare a essere un rivoluzionario, nel senso di cercare sempre il bene maggiore da donare agli altri per migliorarne l’esistenza. Lo scopo della vita non può essere accumulare denaro, ma creare rapporti d’amore“.
Così, in uno scritto dello scorso anno, descrive il significato del sorriso:
“Il sorriso che nasce non dalla vista del volto della madre, ma dal suo profumo, rimarrà nella sua memoria per sempre. E così al primo dentino, al primo passo, all´entrata della Scuola Materna. In questo modo il sorriso dei primi anni si prolunga anche durante le esperienze iniziali all´interno delle difficoltà scolastiche, che si manifestano già nell´asilo nido, dove i primi collegamenti con l´altro da sé sono ritmati dagli episodi di pianto, che è il loro modo di colloquiare. Ma il dramma nasce quando il bambino non è ascoltato né seguito, o quando la madre ritarda nel riprendere il bambino alla Scuola materna. Al loro incontro, perciò, ci sarà di nuovo “quel” sorriso d´intesa. Quel famoso sorriso del dopo scuola che non sarà mai più lo stesso durante tutto il suo cammino di adulto. …..L´infanzia sorridente in questo periodo storico non è purtroppo la normalità ma l´amore, lo slancio impegnato e caricato di generosa attenzione quotidiana formerà un adulto più o meno maturo.”

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Filed under: psicologia

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