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Pudore

18 dicembre 2011

Il pudore è quel sentimento che consente (…) di scegliere chi, oltre alle esigenze della specie, risponde al riconoscimento dell’individuo, alla sua specificità, fin dentro la sua intimità che lo rende unico e inconfondibile. Se chiamiamo “intimo” ciò che si nega all’estraneo per concederlo a chi si vuol fare entrare nel proprio segreto profondo e spesso ignoto a noi stessi, allora il pudore, che difende la nostra intimità, difende anche la nostra libertà. E la difende in quel nucleo dove la nostra identità personale decide che relazione instaurare con l’altro. Il pudore allora non è una faccenda di vesti, sottovesti o abbigliamento intimo, ma una sorta di vigilanza dove si decide il grado di apertura e di chiusura verso l’altro. (…) Siccome agli altri siamo irrimediabilmente esposti, e dallo sguardo degli altri irrimediabilmente oggettivati, il pudore è un tentativo di mantenere la propria soggettività, in modo da essere segretamente se stessi in presenza degli altri. E qui l’intimità si coniuga con la discrezione, nel senso che, se “essere in intimità con un altro” significa “essere irrimediabilmente nelle mani dell’altro”, nell’intimità occorre essere discreti e non svelare per intero il proprio intimo, affinché non si dissolva quel mistero che, interamente svelato, estingue non solo la fonte della fascinazione, ma anche il recinto della nostra identità che a quel punto non è più disponibile neppure per noi.
Umberto Galimberti , Le cose dell’amore, Feltrinelli, 2004, pagg. 86 – 87

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Filed under: psicologia

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