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La psicoterapia come strumento per sfuggire ad una realtà fatta di assenza

2 novembre 2016

Tutti i giorni diventano notti finché non riesco a vedere te,
e le notti, giorni splendenti, quando mi appari in sogno.

La psicoterapia come strumento per sfuggire ad una realtà fatta di assenza

img_2464Tanto per mettere le mani avanti 🙂 , desidero iniziare questo post, che nasce da alcune riflessioni sulla mia pratica terapeutica, con un aforisma di Alda Merini che da subito ho fatto mio.

Quando gli altri ti capiscono nel modo sbagliato, non perdere il tempo a giustificarti.
Volta pagina e goditi la vita, perché chi ti conosce bene non ti fraintende mai.
Shakespeare nel sonetto 43, che, per puro godimento, ripropongo qui sotto, si esprime in modo mirabile e (parlando dell’amore) descrive anche quale, secondo me, dovrebbe essere la capacità del medico di distinguere, in un gioco di luci ed ombre, in modo sottile il corpo/anima del paziente al di là della apparenza banale.

 


Traduzione (un po’ audace)

Ogni volta che strizzo gli occhi,
mi rendo sempre più conto
che i giorni dell’esistenza
sono sempre più deludenti;
ma quando dormo, sognano te,
e scuri brillanti,
illuminano l’oscurità.
Allora tu, che illumini le altre ombre con la tua,
per quanto la forma della tua ombra
desiderasse mostrarsi nella bellezza,
del chiaro giorno, per te, ancora più brillante,
tanto da far apparire il tuo riflesso splendente
anche ad occhi chiusi!

Come vorrei, che i miei occhi restassero feriti
guardando te, dal vivo, durante il giorno,
invece delle utopiche notti, in cui sbiadiscono
i contorni del tuo incantevole riflesso,

a causa degli occhi chiusi nel profondo sonno!
Tutti i giorni diventano notti finché non riesco a vedere te,
e le notti, giorni splendenti, quando mi appari in sogno.

 

Il medico psicoterapeuta ad approccio olistico ascolta, guarda l’essenziale e va oltre le apparenze, deve sapere dare forma alle ombre della notte e cogliere oltre alla realtà la verità del suo paziente.

Egli può così agire dialogando con essa e attivare in lui una sorta di “medico interiore” (che è la capacità autocurativa che ciascuno può mettere in atto)

Per entrare in contatto con l’anima ed il “corpo sottile” occorre sviluppare una vista ed una sensibilità speciali e restituire al paziente ciò che normalmente non cade in modo consapevole sotto i suoi sensi, ma che rappresenta una possibilità di riscatto e di riparazione.
Così si possono prevenire e curare le malattie del corpo e dell’anima, si può attingere da un serbatoio di energia che non può prescindere da un connubio tra scienza e arte, da un incontro tra cielo e terra.

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Filed under: benessere,Body-mind,Psichiatria,psicologia

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