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Le parole sono pietre

11 novembre 2016

img_2469Le parole sono pietre

Le parole possono scaldare i cuori, infiammare masse, provocare rivolte, fare sognare, descrivere un fatto, un sentimento, un’immagine. Possono rivelare, svelare, denunciare. Le parole possono unire o dividere. Possono fare male, specie quando a scagliarle è qualche killer verbale ben ammaestrato. Le parole feriscono più della spada.

La teoria ha ora anche una conferma scientifica. Solo a sentire alcuni termini come “male” o “tormento”, il cervello avverte dolore.
Lo hanno dimostrato alcuni ricercatori tra cui i neurobiologi dell`Università di Jena, in Germania che hanno pubblicato sulla rivista “Pain” i risultati sperimentali dei loro studi che si sono avvalsi, tra l’altro, di strumenti che fotografano la “materia grigia”, la risonanza magnetica funzionale, per misurare la sofferenza individuale a stimoli verbali negativi.

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Le parole nella società di oggi

Molto ci sarebbe da dire su come il degrado del linguaggio rappresenti il degrado della nostra società. Ma questo sarà argomento di prossime riflessioni.

Non solo le parole

A ciò bisogna aggiungere che non solo le parole, ma addirittura i pensieri, le “vibrazioni” negative possono nuocere alla salute del prossimo, e forse anche, in ultima analisi, a chi li produce.
Ciò avviene non solo quando intenzionalmente c’è un pensiero malevolo, ma anche quando, e soprattutto in una relazione terapeutica o, anche, affettiva non c’è autentico interesse per l’altro, non ci si mette in gioco.
E allora le nostre parole non raggiungono il cuore del nostro paziente (o del nostro figlio, o del nostro partner) e, sottilmente, possono addirittura fare ammalare.
Rappresentano un tradimento tanto più grande quanto più la persona ripone fiducia in noi.

Parole che fanno ammalare

Quante volte nella mia pratica terapeutica ho visto persone adulte la cui autostima è stata minata da parole incautamente pronunciate da un genitore o da un insegnante! (o, peggio, malattie aggravarsi per un intervento improprio di uno psicologo!)

Le parole sono l’espressione del nostro pensiero, ma lo possono anche educare. L’attenzione che abbiamo nell’esprimerci rappresenta l’attenzione che noi abbiamo nei confronti del nostro interlocutore.

Ė rimasta giustamente famosa la frase che Nanni Moretti fa dire al protagonista del più citato dei suoi film “palombella rossa”: “Chi parla male, pensa male e vive male. Bisogna trovare le parole giuste: le parole sono importanti!”

Raccomando sempre ai genitori di non dire mai al figlio, per esempio: “sei un bugiardo” ma “hai detto una bugia” , e magari, se è il caso, dargli un’adeguata punizione.
La seconda frase è nel contempo molto più efficace e rispettosa, stigmatizza un comportamento censurabile, ma non giudica la persona.
Si potrebbero fare mille esempi di modalità di espressione disattente ed irrispettose che quotidianamente vengono usate nelle famiglie, nelle coppie, tra amici, ecc.

Ricordiamoci quanto noi stessi siamo stati feriti dalle offese ricevute. Esse sono pronunciate per fare male e non per comunicare, umiliano e non fanno crescere. Inducono sensi di indegnità , di inferiorità e di colpa, se non di rabbia e di odio.
Spesso quando le pronunciamo non ci rendiamo conto della violenza che le parole possono recare con sé. Non pensiamo al loro valore comunicativo, ma le usiamo come clave per colpire.

Le parole nella psicoterapia

Nella relazione psicoterapeutica, ovviamente, il discorso diventa ancor più delicato ed importante. Occorre non solo dire parole attente, ma anche autentiche.

La psicoterapia si nutre di verità, il medico deve saper mettersi in gioco, accogliere ed amare autenticamente il suo paziente, pur rimanendo fuori da un coinvolgimento che porti all’immedesimazione. Deve provare empatia, non simpatia, essere alleato, non complice.

Deve sapere di trovarsi di fronte ad una persona unica al mondo ed irripetibile e provare emozione, gratitudine ed interesse di fronte all’individuo che lo ha scelto. Deve saper immergersi in questa esperienza disposto ad imparare e ad essere cambiato dal suo paziente. Solo così questa avventura può trasformarsi in un viaggio dell’anima affascinante e creativo, basato su una molteciplicità di linguaggi, dove il cielo può incontrare la terra, la scienza la poesia e l’incontro diventare un’autentica e salvifica opera d’arte, sia pure limitata a due.

Le parole della psicoterapia sono farmaci, la persona-medico è egli stesso un farmaco e come tali possono curare o avvelenare.
Scegliete con cura il vostro medico psicoterapeuta perché vi potrà accompagnare nel viaggio più importante e affascinante della vostra vita.

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Filed under: benessere,Psichiatria,psicologia

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