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IL “CORPO NEL MONDO” Conquistare autostima,equilibrio, armonia e sicurezza; prevenire e curare gravi (e meno gravi) malattie e disagi. La psicoterapia medica adleriana integrata è una risposta

19 gennaio 2017

Il “corpo medico” e il “corpo nel mondo”

Corpo olisticoCurare una persona non significa curare un organismo, cioè il corpo ridotto ad un insieme di organi. Significa curare “il corpo nel mondo”.
Con questa espressione intendo dire che non si può scindere il corpo da ciò che lo circonda.
È certamente importante la cura del “corpo organismo o corpo oggetto o corpo medico” che dir si voglia. (Altrimenti potremmo morire alla prima influenza o al primo raffreddore)
Stiamo parlando in buona sostanza del “corpo scientifico” che ha origine dal seicento con la nascita della scienza moderna (Cartesio, Galileo, Bacone) . Viene studiato a partire dalle leggi della fisica (e successivamente della chimica, poi della biochimica e, infine, della genetica) ed oggettivato. È importante dicevo, ma è riduttivo.

La visita medica

Visita medicaPorto un esempio che ho tratto da una conferenza di Umberto Galimberti. “Se mi fanno male gli occhi vado da un oculista. Quegli stessi occhi che mi servono per incontrare altri occhi nel mondo, spariscono non appena comincia la visita. E sparisco anch’io come persona. I miei occhi diventano un oggetto qualsiasi, e anche il medico, si badi, sparisce come persona, per diventare il funzionario di un sapere che parla con se stesso. La visita medica, così com’è concepita dalla scienza moderna, esiste a patto che sparisca l’intercomunicazione, che sparisca la socialità, che non entrino in gioco l’affettività e la comunicazione intersoggettiva. E deve sparire anche la stessa specificità di quell’occhio, che diventa un oggetto visivo e non più ciò che vede. Questa è la differenza tra il corpo come è percepito dal mondo della vita e il corpo come è percepito dalla scienza medica.”

Il corpo nel mondo

Così scrive Nietzsche: “C’è più ragione nel tuo corpo che nella tua migliore sapienza”.

Ma il corpo di cui parla Nietzsche è proprio il corpo del mondo della vita. Non il corpo scientifico, non il corpo oggettivo, non il corpo medico.

Per riuscire a conciliare i due corpi di cui stiamo parlando, quello oggettivo della scienza e quello sperimentato da ognuno di noi nel mondo della vita, suggerirei di pensare a quelle figure ambigue che esigono una doppia percezione, e dove nella stessa figura, a seconda che si osservi lo sfondo o i tratti, si scorgono due profili oppure un vaso. Potremmo dire che tra il corpo scientifico e il corpo del mondo della vita c’è un gioco di figure ambiguo.

Questo per dire che non possiamo rigettare il corpo oggettivo così come lo intende la scienza. Essa sa benissimo di fare un’operazione riduttiva della nostra corporeità. Di questa riduzione ha però bisogno per i fini che si prefigge e dai quali noi stessi traiamo vantaggi. Dobbiamo semplicemente lasciare alla scienza quella visione tecnica del corpo, e non farla diventare una nostra fede, perché il rischio in tal caso è quello di percepire noi stessi come un semplice organismo”

Il corpo “é nel mondo” e “ha un mondo”

Unico e irripetibile Le neuroscienze ci insegnano, che dal momento della nascita tutte le nostre cellule, a partire da quelle nervose, si modificano continuamente (alcune muoiono per una sorta di suicidio chiamato apoptosi, altre cambiano struttura e connessioni) e tutto ciò in relazione alle esperienze emotive che noi viviamo ed agli stimoli che riceviamo dal mondo che ci circonda.

Questa interrelazione determina l’impossibilità di comprendere il corpo se lo si oggettiva come un semplice organismo.
Noi siamo definiti e modellati dalla nostra relazione con il mondo.
Il corpo non solo “è nel mondo”, ma, essendoci in un modo unico ed irripetibile, “ha un mondo”.
Ė l’interazione con il mondo che ci definisce per ciò che siamo e che deve essere presa in considerazione quando si cura l’essere umano.

Approccio terapeutico integrato

 

Approccio integrato L’approccio terapeutico che ho elaborato in quasi quarant’anni di professione e di ricerca considera la persona umana come “corpo nel mondo”. Parte da una solida base medica; l’attenzione all’aspetto medico-biologico deve essere preliminare e non deve mai essere trascurata.
Ė essenziale (ed intuitivo) che un professionista della salute di questo tipo sia innanzitutto un medico.
Quindi, dopo aver valutato il “corpo biologico”, arriva a considerare la dimensione  del “corpo nel mondo”, la parte per così dire energetica, emozionale.

Questo approccio si basa su su una psicoterapia ad orientamento Adleriano (di cui accenno più sotto) integrato (solo quando, e se, necessario)  con interventi di psicoterapia corporea (di cui ho scritto nei post precedenti) .
Vengono così integrati due linguaggi, quello verbale e quello corporeo (che io definisco l’antica lingua). Si mettono in comunicazione i due emisferi cerebrali(vedi post precedenti). Si stimola, infine, la consapevolezza e il riequilibrio energetico ed emotivo e si supera il dualismo artificioso mente/corpo.

Paziente “soggetto”

 

AIn questo modo si dà l’opportunità al paziente di diventare soggetto della propria salute e del proprio benessere.

Di prendere la vita nelle sue mani, di aumentare l’autostima e la consapevolezza di sé.

Di superare le paure e le dipendenze ed attivare quella saggezza interiore (o “medico interiore”) che permette a ciascuno di mantenersi in equilibrio armonico nel suo rapporto con l’interno e l’esterno del corpo, di invertire il processo di invecchiamento, e di prevenire e curare situazioni di malattia o disagio sia fisico sia psichico.

 

Cos’è la psicologia adleriana

Cerco ora di spiegare per brevi cenni cos’è la psicologia adleriana:

La psicologia adleriana è:

  • una teoria della personalità,
  • un modello di psicopatologia
  • una filosofia di vita
  • una strategia educativa di prevenzione
  • e una tecnica psicoterapeutica
    completamente integrati, basati su valori.
    La sua missione è quella di promuovere
    lo sviluppo nella società di individui, coppie e famiglie psicologicamente sani e cooperativi,
    allo scopo di perseguire effettivamente gli ideali di uguaglianza sociale e di vita democratica;
    costituisce un approccio alla psicoterapia interessante e vigorosamente ottimistico.
    Armonizza i bisogni di ottimale
    sviluppo individuale e di
    responsabilità sociale,
    entrambi ugualmente importanti.

Qual è la differenza con gli altri approcci psicologici

Sebbene molti altri approcci psicologici abbiano adottato frammenti della teoria adleriana, nessuno ha abbracciato la sua più fondamentale premessa:
Il primato del sentimento sociale (connectedness) come un indice di salute mentale ed un fine terapeutico.

In quanto psicologia fondata su valori, è molto più che un insieme di tecniche. Essa stabilisce degli ideali filosofici per lo sviluppo del singolo e del gruppo. Non si basa su tipologie, ma tenta di catturare l’assoluta unicità di ciascun individuo.
La terminologia adleriana è chiara e libera da ogni oscura complessità.
Il fine del trattamento non è meramente il sollievo dal sintomo, ma l’adozione di uno stile di vita collaborativo.
È una delle psicologie più socialmente responsabili in un campo che frequentemente va incontro ai bisogni di auto-centralità egocentrica e di aggressività senza inibizioni.
Il nostro stile terapeutico è diplomatico, rispettoso e socratico.
Non riduciamo la psicoterapia ad una procedura regolamentata da ferree norme, ma la pratichiamo come un’arte che richiede sempre per ogni singolo individuo calda partecipazione ed innovazione creativa.

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Filed under: alfred adler,benessere,Body-mind,Psichiatria,psicologia

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