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biografia di alfred adler

30 marzo 2009

adler-cardAlfred Adler nasce a Rudolfsheim, nel sobborgo viennese di Penzing il 7 febbraio 1870. Di origine ebraica, appartiene a una famiglia piccolo-borghese.

Mentre gode, nell’infanzia, della preferenza del padre, subisce nel rapporto con la madre la delusione affettiva generata dal vissuto di abbandono, provato alla nascita dei suoi fratelli.

Il suo aspetto fisico e la salute precaria sembrano avere influenzato le origini del suo pensiero: di bassa statura, egli soffrì di una forma di rachitismo. La condizione di isolamento ed immobilità imposta per motivi terapeutici gli propose precocemente i problemi dell’inferiorità e della socializzazione.

Nell’adolescenza coltivò la passione per la musica e fu affascinato dai caffè viennesi, luogo d’incontro e di conversazione. La frequentazione dei caffè fu all’origine della sua abitudine a diffondere la propria dottrina al di fuori degli ambienti accademici; ma questa contribuì all’allontanamento di coloro che vedevano la psicologia come dottrina elitaria da riservare agli ambiti universitari.

La scelta della carriera medica fu precoce e probabilmente legata alle esperienze infantili; come studente non fu brillante. Nel periodo dei suoi studi universitari iniziò a manifestare interesse per il marxismo e il socialismo. Nel 1904 si convertì al protestantesimo. Iniziò la professione, dopo un periodo di frequenza presso gli ospedali, in uno studio privato nel quartiere del Prater, abitato dal ceto piccolo-borghese. Sin dall’inizio della sua professione, Adler prestò particolare attenzione alla comunicazione ed al rapporto con i pazienti.

Nel 1897 sposò Raissa Epstein, figlia di un ricco commerciante ebreo di origine russa. Il carattere della moglie, donna intelligente, combattiva, capace di sostenere idee anticonformiste, inesperta dei lavori domestici, poco curata nel vestire e di piccola statura, influenzò la visione adleriana del femminile. Ebbe da lei 4 figli, due dei quali, Alexandra e Kurt, si dedicarono alla Psicologia Individuale, fornendo, anche dopo la morte del padre, interessanti contributi.

Nonostante il suo incontro con Freud, nel 1902, e l’adesione al movimento psicoanalitico, Adler, si differenziò dagli altri membri del gruppo: aveva già una sua visione autonoma della psicologia. I suoi primi scritti sono anteriori alla data dell’incontro. Alla luce delle vicende successive e dell’evoluzione del pensiero adleriano riesce difficile comprendere oggi che cosa abbia spinto i due uomini a incontrarsi e a percorrere una parte del loro cammino di ricerca in comune. Il contesto culturale del tempo, che vedeva con diffidenza quanto non sostenuto da evidenze di carattere anatomopatologico e quanto non dimostrabile, giustifica questa contraddizione. Ma se, all’inizio, l’obiettivo comune di sostenere linee di pensiero anticonformiste e osteggiate dalla scienza ufficiale costituì l’elemento di coesione, è verosimile che nelle fasi successive queste differenze siano ritornate in primo piano, contribuendo alla scissione.

Nel 1907 Adler conseguì la specializzazione in malattie nervose. All’interno del gruppo psicoanalitico la sua posizione di consolidò sino alla nomina, nel 1910, a Presidente. Dopo una serie di contrasti, culminati nella drammatica riunione della società tenutasi il 22 febbraio 1911, Adler presentò le dimissioni. Il motivo apparente di questa frattura fu la critica di Adler alla teoria freudiana della sessualità con l’affermazione del concetto di ” protesta virile “. Ma, osservando la successiva evoluzione e lo sviluppo della teoria adleriana, è verosimile ritenere che le vere cause della scissione siano da ricercarsi nelle profonde differenze tra le due scuole di pensiero e nello spostamento dell’attenzione di Adler sulla visione teleologica della meta per comprendere l’essere umano.

Nella scissione Adler fu seguito da sei membri della società psicoanalitica e con essi fondò una nuova società che prese il nome di ” Società per la libera Psicoanalisi “, successivamente modificata in ” Società per la Psicologia Individuale “. L’orientamento sociale e la concezione plastica della mente suggerirono infine l’adozione della denominazione definitiva di ” Psicologia Individuale Comparata “.

Nel 1912 Adler presentò domanda per la libera docenza universitaria; la domanda venne respinta sulla base di motivazioni che oggi fanno sorridere: mancanza di ricerche di istologia, anatomia e fisiologia a sostegno delle conclusioni presentate.

L’affinamento del pensiero di Adler venne influenzato da contributi diretti e indiretti, tra i quali assume particolare rilievo l’opera di Hans Vaihinger ” La filosofia del come se “, i cui contenuti, più psicologici che filosofici, costituiscono la base della teoria delle finzioni.

Richiamato alle armi come ufficiale medico all’età di 44 anni, a seguito dell’esplosione della prima guerra mondiale, ebbe modo di osservare sul campo le reazioni psicopatologiche agli eventi bellici. La sconfitta dell’Austria determinò un impoverimento del paese e aggravò le tensioni sociali. Le idee politiche socialiste di Adler trovarono terreno fertile in questo contesto, consentendogli, nel 1920, di avviare in Austria le prime strutture psicopedagogiche che troveranno, ma solo molti anni dopo, numerosi seguaci in tutto il mondo.

L’ampia disponibilità con la quale negli Stati Uniti venne accolto il suo vasto programma di conferenze finalizzate a diffondere la sua dottrina portò Adler a contatti sempre più frequenti con il Nuovo Mondo. L’avanzata del nazismo in Europa e l’apertura da parte degli ambienti universitari statunitensi influenzarono la decisione del suo trasferimento definitivo in America; nel 1930, venne incaricato dell’insegnamento della psicologia alla Columbia University e nel 1932 gli fu conferito il titolo di professore anziano al Medical College di Long Island.

Gli ultimi anni della sua breve vita lo videro impegnato nel lavoro di diffusione delle sue idee, che propagandava direttamente con conferenze, spaziando dai temi della psicoterapia alla criminologia e alla pedagogia. La ” Conoscenza dell’uomo ” del 1927 costituisce l’espressione più completa dei suoi principi teorici.

Il 28 maggio del 1937 fu stroncato da un infarto, mentre si apprestava a tenere una conferenza ad Aberdeen in Scozia. La sua morte, avvenuta all’età di soli 67 anni, pose fine all’evoluzione del suo pensiero di cui si trova l’ultima significativa testimonianza ne ” Il senso della vita ” del 1933.

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