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23 aprile 2009

Vi racconto, nella estrema sintesi che un post di un blog impone, una vicenda professionale semplice e nello stesso tempo straordinaria, che può fare riflettere.

Nel 1981, una signora prende un appuntamento per effettuare una visita presso il mio studio professionale.

È una signora piacevole, aperta e simpatica.

La mia sorpresa di giovane psichiatra è la richiesta motivo della visita.

“Vorrei una consulenza”; – dice , rapportandosi a me come una collega,- “da me viene un uomo con problemi sessuali dovuti, credo, ad un blocco emotivo derivante da  forte inibizione, che, nonostante tutto il mio impegno , non riesce a superare.”

 Non era una sessuologa, ma  una professionista ( in questo caso il termine è appropriato) del sesso.

Confesso che la mia prima reazione fu di imbarazzo. Successivamente, superati i pregiudizi, seppi apprezzare la grande umanità di questa donna ed il sincero interesse che aveva per il suo cliente.

Inevitabilmente il discorso si concentrò non sul tipo di “trattamento” o sulle prestazioni fornite (non era certo questa la mia competenza),  ma sull’analisi della personalità del suo cliente, sulla base della puntuale descrizione che la signora, dimostrando spirito di osservazione e sensibilità, aveva fornito.

Dopo più di 25 anni (la signora nel frattempo è morta di morte violenta)  un uomo (professionista affermato e di successo) prende un appuntamento nel mio studio.

Questo signore inizia una terapia con buoni risultati.

Il quadro della personalità e la storia del paziente riportano a quell’uomo che  25 anni prima avevo conosciuto per interposta persona.

Non presentava blocchi a livello di prestazione sessuale (che aveva risolto con il primo “trattamento” ), ma presentava invece tutto un corteo sintomatologico  tipico della nevrosi sottostante, che ha affrontato (con qualche decennio di ritardo) con l’attuale psicoterapia.

Un discorso rimasto in standby per oltre un quarto di secolo, durante il quale il paziente pur non avendo risolto (e neppure affrontato) i suoi problemi di base, è riuscito in qualche modo fare fronte alla vita, sposarsi, raggiungere traguardi sociali e finalmente acquisire la consapevolezza che i suoi problemi dovevano essere trattati ad un altro livello.

Ora è un uomo (quasi) libero dalla nevrosi, che ricorda comunque con affetto la prostituta che lo ha accolto tanti anni fa, e che, senza saperlo, egli aveva messo in crisi al punto tale da indurla a ricorrere allo psicoterapeuta molto prima di quando si decidesse lui a farlo in quanto, come affermava la scrupolosa professionista, era troppo inibito  – e non solo a livello sessuale.

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Filed under: psicologia

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1 commento Lascia un commento

  • 1. Grazia Sereno  |  25 aprile 2009 alle 13:51

    Questa è troppo forte!! Dovrebbe essere raccontata nelle scuole, è educativa, dice tantissimo su che cos’è la vita! beh intanto me la godo io..

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