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PSICOLOGIA ADLERIANA

 

Indice:

Alfred Adler e la Psicologia individuale

Che Cos’è La Psicologia Adleriana

Qual è la differenza con gli altri approcci psicologici?

Biografia di Alfred Adler

I dodici stadi della psicologia adleriana classica

Perché la psicologia adleriana è importante per la democrazia

Adler, l’empatia, il sentimento sociale

Psicoterapia adleriana – I puntata: il più medico degli psicologi del profondo

Psicoterapia adleriana –  II puntata: Freud e Adler: i motivi di una scelta

Psicoterapia adleriana – III puntata: il neonato e il lattante

Psicoterapia adleriana – IV puntata: la prima e la seconda infanzia

Psicoterapia adleriana – V puntata: l’adolescenza e la maturità

Psicoterapia adleriana – VI puntata: la sessualità; definizione e limiti della sfera psichica sessuale – le fasi evolutive della sessualità

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Alfred Adler e la Psicologia individuale

Iniziamo oggi a parlare di uno dei più grandi psicanalisti della storia e della sua teoria della “psicologia individuale” (gli articoli verranno archiviati nella pagina PSICOLOGIA ADLERIANA)

Il primo psicoanalista che abbia concentrato l’attenzione sulle variazioni sociali fu Alfred Adler.

Egli aveva collaborato con Freud fin dagli albori della psicoanalisi. Come Jung , anche Adler ruppe i legami con la psicoanlisi ufficiale e sviluppò una propria concezione teorica.

Per prima cosa, nella sua elaborazione teorica Adler pose in rilievo la natura aggressiva dell’ uomo e la sua aspirazione alla superiorità, diretta al superamento dei sentimenti di inferiorità.

Adler si rese conto che l’individuo sin dal primo giorno di vita è immerso in un contesto sociale. Il rapporto tra il bambino e la madre è un rapporto tipicamente sociale. Da questo momento in poi l’individuo è completamente avvolto in una rete di rapporti personali.

All’inizio i suoi rapporti personali forniscono degli sbocchi per la sua ambizione personale e per gli scopi egoistici. Alla fine però l’interesse sociale prende il sopravvento sull’interesse egoistico. L’interesse personale diviene subordinato, cioè, al benessere pubblico. Adler scrisse che “l’interesse sociale costituisce la vera ed inevitabile compensazione per tutte le debolezze naturali degli esseri umani”

Sebbene Adler credesse che l’interesse sociale è innato, riconosceva che deve essere alimentato con un indirizzo preciso ed un esercizio costante.

Adler stesso si impegnò molto nel sociale in modo concreto ed attivo.

Questi brevi cenni introduttivi saranno seguiti da altre notizie ed informazioni sulla figura e l’estrema attualità del grande psicanalista austriaco.

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Che Cos’è La Psicologia Adleriana

La psicologia adleriana è una teoria della personalità, un modello di psicopatologia, una filosofia di vita, una strategia educativa di prevenzione ed una tecnica psicoterapeutica completamente integrati, basati su valori.

La sua missione è quella di promuovere lo sviluppo di individui, coppie e famiglie psicologicamente sani e cooperativi, allo scopo di perseguire effettivamente gli ideali di uguaglianza sociale e di vita democratica; costituisce un approccio alla psicoterapia interessante e vigorosamente ottimistico che armonizza i bisogni di ottimale sviluppo individuale e di responsabilità sociale, entrambi ugualmente importanti.

Qual è la differenza con gli altri approcci psicologici?

Sebbene molti altri approcci psicologici abbiano adottato frammenti della teoria adleriana, nessuno ha abbracciato la sua più fondamentale premessa: il primato del sentimento sociale (connectedness) come un indice di salute mentale ed un fine terapeutico. In quanto psicologia fondata su valori, è molto più che un insieme di tecniche. Essa stabilisce degli ideali filosofici per lo sviluppo del singolo e del gruppo. Non si basa su tipologie, ma tenta di catturare l’assoluta unicità di ciascun individuo.

La terminologia adleriana è chiara e libera da ogni oscura complessità.

Il fine del trattamento non è meramente il sollievo dal sintomo, ma l’adozione di uno stile di vita collaborativo.

È una  delle psicologie più socialmente responsabili in un campo che frequentemente va incontro ai bisogni di auto-centralità egocentrica e di aggressività senza inibizioni.

Il nostro stile terapeutico è diplomatico, rispettoso e socratico.

Non riduciamo la psicoterapia ad una procedura regolamentata da ferree norme, ma la pratichiamo come un’arte che richiede sempre per ogni singolo individuo calda partecipazione ed innovazione creativa.

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Biografia di Alfred Adler

Alfred Adler nasce a Rudolfsheim, nel sobborgo viennese di Penzing il 7 febbraio 1870. Di origine ebraica, appartiene a una famiglia piccolo-borghese.

Mentre gode, nell’infanzia, della preferenza del padre, subisce nel rapporto con la madre la delusione affettiva generata dal vissuto di abbandono, provato alla nascita dei suoi fratelli.

Il suo aspetto fisico e la salute precaria sembrano avere influenzato le origini del suo pensiero: di bassa statura, egli soffrì di una forma di rachitismo. La condizione di isolamento ed immobilità imposta per motivi terapeutici gli propose precocemente i problemi dell’inferiorità e della socializzazione.

Nell’adolescenza coltivò la passione per la musica e fu affascinato dai caffè viennesi, luogo d’incontro e di conversazione. La frequentazione dei caffè fu all’origine della sua abitudine a diffondere la propria dottrina al di fuori degli ambienti accademici; ma questa contribuì all’allontanamento di coloro che vedevano la psicologia come dottrina elitaria da riservare agli ambiti universitari.

La scelta della carriera medica fu precoce e probabilmente legata alle esperienze infantili; come studente non fu brillante. Nel periodo dei suoi studi universitari iniziò a manifestare interesse per il marxismo e il socialismo. Nel 1904 si convertì al protestantesimo. Iniziò la professione, dopo un periodo di frequenza presso gli ospedali, in uno studio privato nel quartiere del Prater, abitato dal ceto piccolo-borghese. Sin dall’inizio della sua professione, Adler prestò particolare attenzione alla comunicazione ed al rapporto con i pazienti.

Nel 1897 sposò Raissa Epstein, figlia di un ricco commerciante ebreo di origine russa. Il carattere della moglie, donna intelligente, combattiva, capace di sostenere idee anticonformiste, inesperta dei lavori domestici, poco curata nel vestire e di piccola statura, influenzò la visione adleriana del femminile. Ebbe da lei 4 figli, due dei quali, Alexandra e Kurt, si dedicarono alla Psicologia Individuale, fornendo, anche dopo la morte del padre, interessanti contributi.

Nonostante il suo incontro con Freud, nel 1902, e l’adesione al movimento psicoanalitico, Adler, si differenziò dagli altri membri del gruppo: aveva già una sua visione autonoma della psicologia. I suoi primi scritti sono anteriori alla data dell’incontro. Alla luce delle vicende successive e dell’evoluzione del pensiero adleriano riesce difficile comprendere oggi che cosa abbia spinto i due uomini a incontrarsi e a percorrere una parte del loro cammino di ricerca in comune. Il contesto culturale del tempo, che vedeva con diffidenza quanto non sostenuto da evidenze di carattere anatomopatologico e quanto non dimostrabile, giustifica questa contraddizione. Ma se, all’inizio, l’obiettivo comune di sostenere linee di pensiero anticonformiste e osteggiate dalla scienza ufficiale costituì l’elemento di coesione, è verosimile che nelle fasi successive queste differenze siano ritornate in primo piano, contribuendo alla scissione.

Nel 1907 Adler conseguì la specializzazione in malattie nervose. All’interno del gruppo psicoanalitico la sua posizione di consolidò sino alla nomina, nel 1910, a Presidente. Dopo una serie di contrasti, culminati nella drammatica riunione della società tenutasi il 22 febbraio 1911, Adler presentò le dimissioni. Il motivo apparente di questa frattura fu la critica di Adler alla teoria freudiana della sessualità con l’affermazione del concetto di ” protesta virile “. Ma, osservando la successiva evoluzione e lo sviluppo della teoria adleriana, è verosimile ritenere che le vere cause della scissione siano da ricercarsi nelle profonde differenze tra le due scuole di pensiero e nello spostamento dell’attenzione di Adler sulla visione teleologica della meta per comprendere l’essere umano.

Nella scissione Adler fu seguito da sei membri della società psicoanalitica e con essi fondò una nuova società che prese il nome di ” Società per la libera Psicoanalisi “, successivamente modificata in ” Società per la Psicologia Individuale “. L’orientamento sociale e la concezione plastica della mente suggerirono infine l’adozione della denominazione definitiva di ” Psicologia Individuale Comparata “.

Nel 1912 Adler presentò domanda per la libera docenza universitaria; la domanda venne respinta sulla base di motivazioni che oggi fanno sorridere: mancanza di ricerche di istologia, anatomia e fisiologia a sostegno delle conclusioni presentate.

L’affinamento del pensiero di Adler venne influenzato da contributi diretti e indiretti, tra i quali assume particolare rilievo l’opera di Hans Vaihinger ” La filosofia del come se “, i cui contenuti, più psicologici che filosofici, costituiscono la base della teoria delle finzioni.

Richiamato alle armi come ufficiale medico all’età di 44 anni, a seguito dell’esplosione della prima guerra mondiale, ebbe modo di osservare sul campo le reazioni psicopatologiche agli eventi bellici. La sconfitta dell’Austria determinò un impoverimento del paese e aggravò le tensioni sociali. Le idee politiche socialiste di Adler trovarono terreno fertile in questo contesto, consentendogli, nel 1920, di avviare in Austria le prime strutture psicopedagogiche che troveranno, ma solo molti anni dopo, numerosi seguaci in tutto il mondo.

L’ampia disponibilità con la quale negli Stati Uniti venne accolto il suo vasto programma di conferenze finalizzate a diffondere la sua dottrina portò Adler a contatti sempre più frequenti con il Nuovo Mondo. L’avanzata del nazismo in Europa e l’apertura da parte degli ambienti universitari statunitensi influenzarono la decisione del suo trasferimento definitivo in America; nel 1930, venne incaricato dell’insegnamento della psicologia alla Columbia University e nel 1932 gli fu conferito il titolo di professore anziano al Medical College di Long Island.

Gli ultimi anni della sua breve vita lo videro impegnato nel lavoro di diffusione delle sue idee, che propagandava direttamente con conferenze, spaziando dai temi della psicoterapia alla criminologia e alla pedagogia. La ” Conoscenza dell’uomo ” del 1927 costituisce l’espressione più completa dei suoi principi teorici.

Il 28 maggio del 1937 fu stroncato da un infarto, mentre si apprestava a tenere una conferenza ad Aberdeen in Scozia. La sua morte, avvenuta all’età di soli 67 anni, pose fine all’evoluzione del suo pensiero di cui si trova l’ultima significativa testimonianza ne ” Il senso della vita ” del 1933.

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I dodici stadi della psicologia adleriana classica

La psicologia adleriana classica è caratterizzata da uno stile di trattamento diplomatico, caldo, empatico e socratico. Questo clima incarna le qualità di rispetto e parità necessarie per costruire una autentica relazione cooperativa.

Un’intera psicoterapia può essere suddivisa come se vi fossero dodici stadi progressivi.

Questi stadi possono essere considerati delle istruzioni guida e non devono essere interpretate come una sistematica procedura.

La psicoterapia è un’arte che deve essere praticata con creatività.

La migliore strategia terapeutica è per lo più un’invenzione unica per il cliente individuale.

1.EMPATIA E RELAZIONE

Stabilire una relazione terapeutica empatica e cooperativa. Offerta di aiuto, rassicurazione, incoraggiamento.

2.INFORMAZIONE

Raccogliere in modo non strutturato informazioni di rilievo. Dettagli del problema attuale visione d’insieme del funzionamento generale. Esplorazione della situazione della prima infanzia, ricordi, sogni.

3.CHIARIFICAZIONE

Chiarire, attraverso un procedimento socratico, i pensieri indefiniti. Valutazione delle conseguenze delle idee e del comportamento. Correzione delle idee errate su sé e sugli altri.

4.INCORAGGIAMENTO

Incoraggiare il pensiero ed il comportamento in una nuova direzione. Incominciare a muoversi in una nuova direzione, fuori del proprio stile di vita. Chiarire le sensazioni intorno allo sforzo ed ai risultati.

5.INTERPRETAZIONE E RICONOSCIMENTO

Interpretare i sentimenti di inferiorità, lo stile di vita, e le mete fittizie o di superiorità. Identificazione di ciò che deve essere evitato nello sviluppo. Integrare l’ordine di nascita, i primi ricordi e i sogni.

6.CONSAPEVOLEZZA

Rafforzare nel cliente l’auto consapevolezza dello stile di vita e le sensazioni rispetto ai nuovi successi. Il cliente sa cosa deve fare, ma può sentirsi bloccato.

7.SVOLTA EMOZIONALE

Quando necessario, promuovere la svolta emozionale con “esperienze mancanti” che correggono influenze negative passate o presenti. Uso del gioco dei ruoli, dell’immaginazione guidata, e dei gruppi dinamici.

8.AGIRE DIVERSAMENTE

Convertire la presa di coscienza in una diversa attitudine. Sperimentare le idee teoriche con azioni concrete. Confrontare il nuovo ed il vecchio comportamento.

9.RINFORZO

Incoraggiare tutti i nuovi movimenti verso un significativo cambiamento. Conferma dei positivi risultati e sentimenti. Valutazione dei progressi e del nuovo coraggio.

10.INTERESSI SOCIALI

Utilizzare i migliori sentimenti del cliente per estendere la cooperazione e l’atteggiamento solidale verso le altre persone. Imparare a donare se stessi generosamente, accettandone i rischi necessari. Risveglio del sentimento di uguaglianza.

11.INDIRIZZARSI VERSO UNA META

Stimolare il cliente ad abbandonare le vecchie mete fittizie. Dissolvere lo stile di vita ed adottare nuovi valori. Scoperta di un nuovo orizzonte psicologico.

12.SOSTEGNO E LANCIO

Lanciare il cliente verso un nuovo, creativo, gratificante modo di vivere per se stesso e gli altri. Imparare ad amare la lotta e preferire ciò che non si conosce ancora. Promozione di un percorso di crescita continua per se stessi e gli altri.

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perché la psicologia adleriana è importante per la democrazia

Viviamo in un sistema democratico che, negli ultimi due secoli era stato molto promettente, ma che ha avuto un’involuzione molto negativa verso il più sfrenato tornaconto personale. Invece di famiglie, scuole ed attività lavorative democratiche e cooperative troviamo circoli di conflitto competitivo, autocratico o anarchico. Gli ideali politici dichiarati contraddicono sfacciatamente il nostro abituale comportamento quotidiano.

Due politologi, William Greider e Philip Slater ritengono che la nostra visione e realizzazione della democrazia sia molto deteriorata. Essi concordano su una soluzione fondamentale per la re-vitalizzazione della democrazia. Gli ideali democratici devono iniziare dall’individuo e gradualmente espandersi alla famiglia, agli amici e al mondo del lavoro. Soltanto colui che ha sviluppato una struttura del carattere democratica può essere in grado di produrre una realtà democratica viva. Ciò comporta una quotidiana pratica della democrazia su piccola scala, per preparare il cittadino alla più ampia sfida della responsabilità sociale.

Come può una persona a sviluppare una struttura di carattere democratico o correggerne una autocratica?

La psicologia adleriana fornisce alcune risposte pratiche.

Per prima cosa abitua i genitori a mettere in atto pratiche parentali democratiche a casa, che porteranno i bambini ad una precoce esperienza di una vita familiare democratica. Secondo, prepara gli insegnanti a sviluppare pratiche democratiche a scuola. Essi possono così estendere o correggere il clima familiare. Le università e il lavoro sono ulteriori palestre di vita democratica.

Una delle ultime frontiere per lo sviluppo di un carattere democratico è la psicoterapia.

Sfortunatamente molti approcci terapeutici che prescindono dai valori possono alleviare lo stress personale, ma rinforzano l’egocentrismo e l’auto – referenzialità.

La psicoterapia adleriana, ponendo l’accento sull’eguaglianza sociale, il reciproco rispetto, la cooperazione, la responsabilità e la partecipazione fornisce i mezzi per rivitalizzare la democrazia, individuando l’aspetto centrale del problema nella correzione delle strutture caratteriali non democratiche.

La psicologia adleriana offre speranza in un’epoca di diffusa disillusione.

La rivitalizzazione della democrazia non avverrà dall’alto, ma dovrà verificarsi dal basso in alto, da un movimento di base di gente comune che vive, fa l’amore e lavora democraticamente ogni giorno.

Per quale motivo la psicoterapia dovrebbe mirare a qualcosa di meno?

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Adler, l’empatia, il sentimento sociale

L’empatia si può definire nel seguente modo:

La capacità di immedesimarsi in un’altra persona fino a coglierne i pensieri e gli stati d’animo.
(Galimberti, 1999)

Nell’uso comune, empatia è l’attitudine a offrire la propria attenzione per un’altra persona, mettendo da parte le preoccupazioni e i pensieri personali.

La qualità della relazione si basa sull’ascolto non valutativo e si concentra sulla comprensione dei sentimenti e bisogni fondamentali dell’altro.

Secondo Marschall Rosenberg l’empatia è anche il cuore del processo di comunicazione non violenta.

La comprensione intellettuale si concentra sui fatti, indaga come stiano realmente le cose e ricostruisce l’esatta dinamica dell’accaduto.

La comprensione empatica è più sottile e complessa di quella intellettuale e richiede una sensibilità molto fine e rara per essere attuata.

L’esperienza empatica, così naturale e quotidiana, è dunque alla base di ogni autentica relazione umana.

Secondo Adler il bambino fin dalla nascita ha bisogno di essere compreso empaticamente, egli ha un primario bisogno di tenerezza e la soddisfazione di questo bisogno lo porterà a sviluppare il sentimento sociale che rappresenta l’istanza più alta della psicologia adleriana.

L’empatia dunque corrisponde alla capacità di interagire con l’Altro da Sé, per comprenderlo e capirlo in profondità guardandolo con i suoi occhi, ascoltandolo con le sue orecchie e vibrando con il suo cuore sotto la spinta del sentimento sociale
(Ansbacher H.L., Ansbacher R.R, 1997).

Nella psicoterapia adleriana la relazione empatica, nel senso di utilizzo delle emozioni come possibilità di incontro col paziente, è sempre e comunque parte insostituibile del lavoro terapeutico per cui ogni interpretazione non può non essere anche empatica…
il terapeuta deve armarsi del coraggio e della capacità di riconoscere dentro di sé pensieri, emozioni, sentimenti che gli appartengono, per poter conseguentemente leggere, riconoscere e riconoscersi empaticamente nella sofferenza, nella gioia e nel dolore del paziente che gli sta di fronte
(Ferrigno, 2004),

Nella prospettiva adleriana l’empatia è lo strumento essenziale per allargare la propria esperienza e com-prendere quella dell’altro, per creare uno spazio nuovo intersoggettivo nella coppia terapeutica.

Il terapeuta deve saper guardare e sentire il mondo con gli occhi e il cuore del paziente, ma deve anche saper mantenere fermamente i confini tra l’io e l’altro, senza mai negare il coinvolgimento emotivo insito nell’esperienza empatica.

Questa esperienza cambia ed arricchisce entrambi i membri della coppia terapeutica, rafforza la reciproca identità, libertà ed autonomia, ma nello stesso tempo apre ad una dimensione comunitaria, ad una autentica esperienza intersoggettiva. In questo senso la terapia adleriana può essere vista come una forma di arte in grado di aprire l’individuo al sentimento sociale, indicandogli il senso della vita e la via per la felicità.

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Psicoterapia adleriana – I puntata: il più medico degli psicologi del profondo

Con questa serie di articoli continuiamo il discorso sulla psicoterapia su base adleriana.

È facile avvertire nei presupposti della dottrina adleriana una mentalità clinica sempre sensibile all’obiettività del malato, tanto che Adler può essere definito “il più medico degli psicologi del profondo”.

La psicologia individuale adleriana parte da osservazioni cliniche embrionalmente psicosomatiche. Adler aveva notato che molto spesso i bambini ed i ragazzi con problemi di comportamento avevano sofferto fin dalla prima infanzia di qualche imperfezione fisica.

Partendo da queste osservazioni egli elaborò il concetto precorritore delle “inferiorità d’organo”. Secondo questo concetto molti disturbi nevrotici sarebbero la compensazione innaturale di un sentimento di inferiorità.

Nell’infanzia è molto spiccata la coscienza della propria individualità sia fisica sia psichica, da ciò deriva il desiderio di evitare o neutralizzare ogni umiliazione ed ogni confronto negativo con i coetanei. Da qui l’origine di reazioni compensatorie (spesso inconsce) che si manifestano come fuga (timidezza, ansia sociale) o all’opposto come lotta (comportamento violento, superbo, antisociale).

Già da queste prime formulazioni si scorge la forza psichica posta alla base delle attività coscienti ed (ancor più) inconsce. Questa forza è la “ volontà di potenza”.

Questa si manifesta non solo in modo aggressivo, ma più spesso auto protettivo, essa comprende sia “l’istinto di lotta” sia “l’istinto di sopravvivenza”.

Le inferiorità d’organo furono solo il punto di partenza della psicologia individuale, che nel suo ulteriore sviluppo valutò in prevalenza, come generatori di nevrosi, i traumi psichici maturati nell’ambiente familiare ed extra-familiare. I delicati rapporti emotivi fra figli e genitori, gli errori di educazione, le competizioni scolastiche, le amicizie, la scalata verso la professione e la società ed infine tutte le sfumature, aggressive o passive, della vita sessuale.

Un campo in cui Adler fu un vero e proprio precursore fu quello della medicina psicosomatica.

La psicoterapia adleriana persegue un obiettivo molto chiaro di reinserimento sociale ed attivo dell’individuo e consta di tre fasi concettualmente distinte anche se soggette a reciproca osmosi.

La prima si propone di appurare le cause della nevrosi

La seconda tende a dimostrare la fondamentale inutilità dei meccanismi di compenso agli effetti del raggiungimento di una reale sicurezza interiore

La terza è volta ad eliminare le compensazioni innaturali, sostituendole con altre positive e normalizzando il comportamento in ogni settore.

La superiorità del metodo di Adler dipende anzitutto dal contenuto delle sue interpretazioni, semplici, credibili, di chiarissima intuizione. Il paziente le assorbe senza esserne molto traumatizzato e realizza in genere un contatto emotivo del tutto spontaneo con il terapeuta.

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Psicoterapia adleriana – II puntata: Freud e Adler: i motivi di una scelta

In estrema sintesi possiamo fare un raffronto tra le due teorie partendo da tre contributi determinanti che Sigmund Freud ha dato alle scienze psicologiche:

  1. La scoperta dell’ “inconscio”
  2. I meccanismi di difesa
  3. Lo schema tecnico formale della psicoterapia

ed un lato  debole della sua dottrina

Il primo apporto positivo di Freud è l’individuazione dell’inconscio (o “ID” o “ES”); esso è il presupposto di tutte le teorie psicologiche del profondo. Freud, però, a differenza di Adler considerò con eccessiva drasticità le barriere che circondano l’incosciente. In realtà esiste, secondo Adler, una zona indeterminata tra conscio ed inconscio che racchiude elementi di cui l’individuo è larvatamente cosciente. Il “preconscio” è più vasto di ciò che non si creda.

Il secondo grande contributo di Freud riguarda la dinamica della psiche: egli descrisse alcuni meccanismi psichici tuttora validi. Per esempio “la rimozione” (respingere nell’incosciente ciò che la coscienza non accetta), “la proiezione” (una situazione rifiutata viene allontanata da sé ed attribuita ad un’altra persona), “la regressione”(ritorno a fasi precedenti dello sviluppo), “la sublimazione”(un’esperienza respinta viene incanalata verso esperienze  che si ritengono più elevate), “la conversione” (trasformazione di un’energia psichica repressa in un sintomo somatico), ecc.

Il terzo punto riguarda l’indirizzo generale della terapia psicoanalitica, inteso come schema tecnico formale e come successione di tempi. Esso rappresenta sempre il modello di ogni scuola di psicoterapia del profondo: si articola in una prima fase che si propone di far affiorare le cause inconsce della nevrosi ed in una seconda fase diretta a ricostruire su basi nuove la personalità del paziente.

Il lato debole della dottrina freudina risiede nel contenuto estremista, unilaterale, che essa attribuì alla parte inconscia della psiche. Freud considerò la libido, o energia dell’eros, come la forza direttrice di tutte le manifestazioni umane. Il cercare di adattare il presupposto teorico dell’istinto sessuale come base di tutti i fenomeni psicologici a volte risulta molto forzato ed artificioso. L’adleriana volontà di potenza è invece aspecifica e può essere ravvisata in ogni aspetto del comportamento umano. Anche a proposito del complesso di Edipo (ammesso anche dalla teoria adleriana) Freud attribuisce alla situazione un rigido sottofondo sessuale, assai difficile da dimostrarsi in ogni caso. Nei fatti invece il rapporto odio-amore fra figli e genitori presenta un gioco evidente di competizioni e di rifugi protettivi che, pur colorandosi talvolta di sessualità, esprime un significato più ampiamente sociale.

Il campo dell’interpretazione dei sogni è quello in cui la dottrina freudina  ha spinto alle conseguenze più estreme il suo simbolismo pansessuale. La spiegazione di certe immagini oniriche sfugge in modo così palese all’obiettività scientifica da non richiedere commenti.

Così ogni oggetto di forma oblunga o viceversa di forma cava vengono sempre interpretati come simboli genitali e così via.

Il problema deve essere risolto invece con moderazione tenendo conto della dinamica del “lavoro onirico” messa a punto dalla psicoanalisi, e adattandola a temi interpretativi più credibili ed obiettivi. Ma di ciò parleremo in seguito.

La terapia psicoanalitica freudiana  comporta il pericolo di traumi emotivi. È facile che il paziente, specie se particolarmente ansioso, pensi di essere uscito dalla normalità a seguito di interpretazioni arbitrarie relative alla sessualità infantile (regressione a fase orale, anale, desiderio di congiungersi carnalmente con i genitori, ecc)  aggravando il suo complesso di inferiorità. La psicoterapia adleriana, come ho già detto, è, per contro, semplice, persuasiva, non traumatizzante.

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Psicoterapia adleriana – III puntata: il neonato e il lattante

In questa e nelle prossime puntate cercherò di esporre alcuni punti essenziali sulle fasi evolutive della personalità e del comportamento, partendo dal neonato e dal lattante.

Il neonato ed il lattante più piccolo sono guidati sin dall’inizio da una forza direttrice che tende  ad assicurare la loro sopravvivenza e  a piegare l’ambiente alle loro esigenze di affermazione o di protezione.

Gradualmente nel bambino si affinano i processi sensoriali e parallelamente avviene lo sviluppo affettivo-emotivo.

Il lattante plasma il suo comportamento seguendo il principio del piacere,  cercando, cioè, le le esperienze piacevoli ed evitando quelle sgradevoli.

Così notiamo che il suo istinto di sopravvivenza fa sì che il bambino pianga per es quando ha fame o freddo, e abbia espressioni di piacere quando è nutrito o coperto.

Nel suo sviluppo affettivo – emotivo determinante è il rapporto con la madre, esso però NON è un rapporto di natura sessuale. Il bambino cerca protezione e sicurezza cercando o aggredendo la persona che gliele garantisce.

Il capezzolo, pertanto, rappresenta SOLO la fonte del nutrimento senza altre implicazioni. L’ipotesi freudiana erotica non regge. Per esempio è risaputo che il bambino quando si abitua a succhiare al poppatoio, se la suzione e più facile, tende generalmente a rifiutare il seno della madre.

L’atteggiamento del lattante verso il  mondo esterno dipende da molti fattori attraverso i quali raggiunge il suo senso di sicurezza, in particolare:

  1. la qualità e la quantità di attenzioni materne e dei familiari
  2. le condizioni di salute e di nutrizione e di corretta alimentazione
  3. il comportamento degli estranei con i quali viene a contatto

Il piccolo acquisisce una parte dei timori, naturali o ecessivi, della madre, e orienta il suo comportamento e le sue azioni per piegare l’ambiente alla sua volontà o per sfuggire a situazioni intuite come traumatizzanti.

Le azioni del bambino già in questa età precoce rivelano quasi sempre un preciso scopo, palese o occulto e si palesano secondo una direttiva di imitazione e di offesa – difesa

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Psicoterapia adleriana – IV puntata: la prima e la seconda infanzia

Il bambino si avvia alla conquista del mondo sulla base di tre orientamenti essenziali:

1)   Imitazione

2)   Autoprotezione

3)   Competizione

L’imitazione assicura un incremento progressivo dell’apprendimento e nel contempo trasferisce nella psiche infantile sicurezza, timori e reazioni emotive delle persone a lui vicine. L’autoprotezione rappresenta una risposta passiva, aggressiva o elusiva in base  al potenziale percepito di sicurezza o pericolosità degli stimoli ambientali. La competizione nasce dall’orgoglio e dalla suscettibilità, sentomenti quasi sempre assai spiccati nella personalità infantile. Il confronto e la lotta per ben figurare si esplicano nei confronti sia degli adulti, sia (e maggiormente) dei coetanei. Il successo o la sconfitta determinano ripercussioni che tendono a condizionare le caratteristiche comportamentali future.

Poco dopo l’inizio della scuola il bambino comincia ad inserirsi nella società e ad assaporare il piacere dell’amicizia. Anche questo processo di assimilazione nella collettività, che è in parte predeterminato dalla precedente educazione familiare, dà luogo a successi o insuccessi, con conseguenti reazioni di tipo aggressivo o passivo.

Da cosa deriva il grado dell’apprendimento e dello sviluppo intellettuale?

Dal confluire di:

A sua volta il rendimento intellettuale influisce su carattere e comportamento spingendo l’individuo all’esibizione delle sue doti, alla rinuncia o all’aggiramento delle difficoltà.

Essenziale il ruolo protettivo della madre

Se il bambino è trascurato, sia dal punto di vista fisico, sia affettivo egli diventa insicuro ed impreparato alla vita di relazione;

se è viziato, per ragioni opposte, si determina un analogo senso di insicurezza quando è costretto ad affrontare da solo le incognite della vita.

La fase edipica

È assai frequente, ma non costante;per essere tipica richiede che i ruoli femminile e maschile dei genitori sia ben definiti. Per il bambino la figura virile del padre diviene un elemento di rivalità e nello stesso tempo un modello ideale, le cui caratteristiche, consciamente o inconsciamente, sono imitate. La madre viene a rappresentare una specie di simbolo femminile pur conservando parte delle precedenti qualità protettive, il che determina una duplice natura dell’affetto possessivo che il bambino nutre per lei.

La bambina invece indirizza un nuovo sentimento verso la virilità del padre, diventa rivale della madre ma continua ad aver bisogno della sua protezione.

Il rapporto con i fratelli

È sempre di tipo competitivo, ma di ciò parleremo più avanti

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Psicoterapia adleriana – V puntata: l’adolescenza e la maturità

Dopo la pubertà il ragazzo comincia a sfuggire al controllo psicologico dei genitori e si affranca da essi.

L’adolescente ben evoluto cerca i suoi modelli ideali negli esempi offerti dal mondo esterno. La trasformazione della personalità risente di tre ordini di fattori:

  1. l’educazione avuta durante l’infanzia
  2. l’influsso diretto di coetanei e adulti
  3. le caratteristiche globali del costume

Il primo fattore contribuisce a determinare un grado più o meno buono nell’ambiente extra-famigliare; (se il giovane arriva a questa età impreparato può rimanere traumatizzato e strutturare reazioni patologiche).

Il secondo fattore agisce come termine di confronto competitivo e come stimolo per l’imitazione. Le sue scelte di questo periodo saranno basilari per l’integrazione nella società.

Il terzo fattore può offrire modelli ideali o creare uno scompenso per la loro carenza. Inoltr determina dal punto di vista etico, economico, politico e di costume, il terreno su cui dovrà svolgersi la lotta per la sopravvivenza e per l’affermezione della volontà di potenza.

Della sessualità, per la sua importanza, tratterò in modo autonomo nei prossimi capitoli

Quando un individuo entra nella maturità può avere una personalità ben costruita con schemi comportamentali ben strutturati, o più spesso, avere un comportamento emotivamente immaturo.

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“Psicoterapia adleriana – VI puntata: la sessualità; definizione e limiti della sfera psichica sessuale – le fasi evolutive della sessualità

è possibile classificare nei seguenti gruppi gli obiettivi di studio della psicologia sessuale:

  1. ricerca del piacere attraverso la stimolazione degli organi genitali
  2. estensione e trasferimento del piacere in zone erogene extragenitali
  3. comportamento in situazioni (consce od inconsce) di significato erotico-affettivo
  4. perversioni sessuali
  5. compensazioni extra-sessuali di traumi emotivi subiti nell’ambito della vita sessuale
  6. compensazioni sessuali di traumi emotivi subiti nell’ambito della vita extra-sessuale

Le fasi evolutive della sessualità

Come ho rilevato prima, nella critica introduttiva alla concezione freudiana, il neonato e il lattante subiscono esperienze globalmente sensoriali, ma non ancora selettivamente sessuali.

Durante la prima infanzia la maturazione psicologica non esclude una curiosità per le apparenze ed i fenomeni del sesso. Ciò dipende anche molto dal contesto in cui il bambino vive. La progressiva disinibizione sessuale ha prodotto nella psiche infantile l’insorgenza precoce di interessi rivolti a questi temi. Il bambino manifesta la sua volontà di potenza ed autonomia nei confronti degli adulti, ripetendo per imitazione in modo compiaciuto, determinati gesti o parole. L’ambiente e la sua struttura offrono i temi e i tabù al successivo evolversi della situazione.

Durante la cosiddetta “fase edipica”  il bambino affronta il padre in modo ambivalente, tanto come un modello di identificazione quanto come un rivale che stimola la sua competizione; la madre rappresenta invece un rifugio protettivo con tutte le caratteristiche della femminilità.

Per la bambina la situazione è specularmente rovesciata.

La componente sessuale di questo complesso fenomeno è minima, tranne poche eccezioni.

Nell’età successiva che prepara ed accompagna la crisi evolutiva puberale, la curiosità per i fenomeni del sesso si fa più spiccata e consapevole. Ciò si fonda su due ordini di esigenze:

  1. quelle derivanti dal vero e proprio istinto sessuale
  2. quelle generate dal confronto competitivo con i compagni

Le esperienze vissute in questa età lasciano spesso tracce durature nella personalità e negli schemi comportamentali dell’individuo.

masturbazioneLe prime esperienze sessuali degli adolescenti sono ancor oggi largamente, ma non esclusivamente, rappresentate dalla masturbazione. E’ importante rilevare come la pratica dell’onanismo oltre a liberare impulsi che nascono da fattori ormonali libera anche l’aggressività contenuta e accumulata in seguito a traumi di altra origine, genericamente sociale. Se la maturbazione come fenomeno transitorio può essere considerata come una tappafisiologica dell’evoluzione sessuale, il suo perdurare ostinato deve essere valutato quasi sempre come compensazione nevrotica, che sostituisce la più impegnativa ricerca di un partner.

Nell’attuale civiltà sono sempre più frequenti i rapporti sessuali tra giovanissimi. Ciò è dovuto sia ad una più precoce maturazione sessuale somatica e psicologica e dalla massa di informazioni che la società elargisce alle nuove generazioni, sia all’influenza determinante del “gruppo”. Gioca ancora un ruolo determinante il confronto e la competizione con i compagni. Che l’iniziazione  sia talora stimolata più da influenze sociali che sessuali è provato dal fatto che molti ragazzi e ragazze riportano un’impressione di insoddisfazione o di indiffeerenza dalle prime esperienze erotiche affrontate per puro adeguamento.

La componente affettivo – emotiva nei rapporti fra i sessi genera ripercussioni determinanti nella formazione della personalità. Una serie di insuccessi in campo amoroso, con implicazioni sessuali, ma anche più semplicemente sociali, tendono a provocare compensazioni comportamentali di varia entità e durata. Al contrario le affermazioni in questo settore possono compensare scacchi e umiliazioni subiti nel campo dello studio o del lavoro.

Da un punto di vista psicologico (non fisiologico) la maturità sessuale si raggiunge dopo un certo numero di esperienze positive, tali da condizionare con sicurezza il comportamento. L’età in cui ciò si verifica risente di svariati fattori, di origine soprattutto educativa ed ambientale. Che il comportamento sessuale sia rigidamente prestabilito  dagli avvenimenti etraumi dell’infanzia e dell’adolescenza è un luogo comune solo parzialmente valido. Certo la maggioranza degli uomini e delle donne si affaccia alla maturità con degli schemi ben radicati. Esistono però casi in cui la maturità è più o meno notevolmente ritardata. Fatti e traumi successivi possono inoltre sovvertire in senso positovo o negativo una situazione che appare stabilizzata. E’ questa una realtà facilmente dimostrabile, anche se contrasta con alcuni dogmi della psicologia freudiana.

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